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9 Gennaio 2019

L’ effetto spread costa all’ Italia 1,7 miliardi di interessi

 

Lo spread si è stabilizzato rispetto all’ andamento altalenante che ha preoccupato l’ economia sul finire del 2018. Al momento, il parametro si attesta intorno ai 275 punti base. Tuttavia, secondo Istat , la spesa per gli interessi pagati sui finanziamenti dello Stato nel terzo trimestre 2018 è stata tale da vanificare l’ aumento dell’ avanzo primario.La spesa per gli interessi dello Stato italiano, nell’ ultima parte del 2018, quando era forte l’ effetto spread, è stata di 1,7 miliardi di euro , cifra che ha bilanciato l’ aumento dell’ avanzo primario e il miglioramento del deficit pubblico. Stando ai più recenti dati Istat, se il deficit delle amministrazioni pubbliche ha segnato un miglioramento dello 0,1% portandosi dal -1,8 al -1,7%, la spesa assoluta per il pagamento degli interessi si è alzata da 14,4 a 16,1 miliardi di euro, appunto un miliardo e settecento milioni superiore allo stesso periodo del 2017. Si tratta di un incremento annuo del 12%.Al netto degli interessi passivi, il saldo primario delle Amministrazioni Pubbliche avrebbe poi un’ incidenza sul Pil del 2% (contro l’ 1,6% del 2017).Tra i dati Istat positivi, da segnalare l’ aumento del reddito disponibile delle famiglie, cresciuto dello 0,1% trimestrale, diminuendo perciò la propensione al risparmio, scesa dall’ 8,5 all’ 8,3%. Cala poi il potere d’ acquisto delle famiglie: -0,2% trimestrale in conseguenza dell’ aumento dello 0,3% del deflatore implicito dei consumi. Sempre a fine 2018, inoltre, la pressione fiscale è salita al 40,4% , lo 0,1% in più rispetto all’ anno precedente.”La riduzione della capacità d’ acquisto delle famiglie è un segnale pericoloso perché ha effetti negativi sui consumi e sull’ economia nazionale”, si legge nella nota del Codacons a commento dei dati Istat . “I nostri timori su un peggioramento delle condizioni economiche dei consumatori trovano conferma – spiega il presidente Carlo Rienzi – Un quando negativo quello disegnato dall’ Istat per il terzo trimestre 2018, che deve portare il Governo a lavorare per introdurre misure in grado di aumentare realmente il potere d’ acquisto dei cittadini e avere effetti positivi sui consumi ancora del tutto insoddisfacenti” – conclude Rienzi.

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