L’ azienda parte offesa licenzierà gli “infedeli”
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fonte:
- La Provincia di Varese
Per i responsabili di corruzione «attiveremo, come per gli ex colleghi di Firenze che sono stati licenziati seguendo tutte le procedure lunghe e burocratiche, lo stesso processo di sospensione, contestazione e successivo licenziamento». Così l’ amministratore delegato di Anas, Gianni Vittorio Armani, spiegando che l’ azienda attiverà il procedimento «dopo avere acquisito gli atti della Procura». Vista la tipologia degli episodi, secondo Armani, per le aziende è difficilissimo, ai limiti dell’ impossibile, potersi accorgere, soprattutto «come sembra emergere, quando gli atti corruttivi sono legati a atti dovuti e quindi normali nella gestione aziendale. Ci sono dinamiche che l’ azienda non riesce a intercettare». Armani ha fatto anche sapere che si costituirà in giudizio quale parte offesa e così ha annunciato anche l’ associazione a difesa dei consumatori Codacons. A sollecitare piena chiarezza anche il premier, Matteo Renzi: «Chi corrompe o si fa corrompere non ruba solo punti alla crescita ma ruba anche il futuro dell’ Italia. Chi viene trovato a rubare non soltanto deve pagare ma deve essere cacciato senza alcuna forma di perdono». Ma a parlare di corruzione, nella stessa giornata in cui è stata travolta Anas, è stato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha colto l’ occasione della cerimonia di consegna al Quirinale delle insegne ai nuovi Cavalieri del Lavoro per sollecitare le imprese ad agire «in modo virtuoso». La lotta alla corruzione è una «condizione imprescindibile» per lo sviluppo e la crescita del nostro Paese. Mattarella non ha avanzato ovviamente alcun riferimento all’ attualità ma sembra essere evidente che il capo dello Stato sviluppi il suo ragionamento considerando sullo sfondo non solo le indagini sulla corruzione all’ Anas ma anche il caso Volkswagen, il caso Mafia Capitale e molto altro. Dalla politica arrivano poi altre esortazioni. Come quella dell’ Italia dei Valori, il sui segretario, Ignazio Messina, chiede «norme più severe, a partire dall’ applicazione a concussione e corruzione delle misure di prevenzione personali e patrimoniali del codice Antimafia con la confisca a corrotti e corruttori dei beni di cui non si provi la legittima provenienza». •
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