30 Ottobre 2015

L’ azienda corre ai ripari (per finta)

L’ azienda corre ai ripari (per finta)

BRUNELLA BOLLOLI ROMA La pezza del giorno dopo. Il caso di Yanis Varoufakis, pagato mille euro al minuto per partecipare a Che tempo che fa, su Raitre, ha messo in allarme la Rai. Ieri i nuovi vertici sono corsi ai ripari con una direttiva che «rende più stringente il divieto di erogare compensi per i politici e che ha effetti anche per tutte le società che producono per la Rai, quindi quelle esterne». Non si cita il caso specifico del greco Varoufakis, ma rientra Endemol che produce la trasmissione condotta da Fabio Fazio. Occhio, però, nel documento si fa riferimento agli ospiti «politici»: sono solo loro che devono percepire zero euro per le ospitate in tv, perché non sta bene e non si fa. Ma il ricco gettone può andare a chi non è più in carica e a tutti gli altri vip. Ecco dunque l’ escamotage architettato all’ uopo per placare le polemiche sollevate sui social network e in Parlamento. Poiché Varoufakis il 27 settembre scorso, quando è andato da Fazio e dalla Littizzetto, non era più ministro delle Finanze, ma un prof di economia corteggiato da mezzo mondo, è giusto che si sia intascato 24mila euro come lui stesso ha dichiarato. Anzi, Paolo Bassetti, presidente e Ad di Endemol Italia, tirato in ballo dalla Rai stessa che ha scaricato ogni responsabilità sulla società di produzione di Che tempo che fa, ha tenuto a precisare che la scelta di Varoufakis, condivisa con la Rai, «rientra nel caso di personalità che fanno conferenze internazionali come attività professionale e per il suo intervento ha ricevuto, a nostro parere, un compenso in linea con le quotazioni di mercato». Nessuno scandalo. Bassetti poi definisce Varoufakis docente all’ Università di Atene ed ex leader politico, condizione essenziale, quella dell’ ex, per rientrare nella categoria di ospiti sui quali non c’ è la scure della circolare appena emanata. Ma la spiegazione non basta a rasserenare il clima dalle parti di viale Mazzini, né serve la difesa delle «grandi professionalità della Rai oppresse da un sistema burocraticono che paralizza ogni attività sia interna che esterna». Insomma viene confermata la cifra versata al «comunista greco», come lo ha chiamato Calderoli, ma restano sconosciuti i dettagli dell’ operazione e, ovviamente, eventuali altri compensi elargiti a ex politici. Dal governo e dai vertici Rai, a parte il consigliere di amministrazione Paolo Messa, non una parola cosa che ha fatto infuriare molto Forza Italia, in prima linea contro gli sprechi nella tv di Stato. Il capogruppo azzurro Renato Brunetta ha parlato di «toppa peggiore del buco anche perché se la direttiva fosse stata in vigore il giorno in cui l’ ex ministro greco è andato da Fazio avrebbe comunque intascato il ricco cachet». Maurizio Gasparri, che ha presentato un’ interrogazione, ha tuonato: «Si chiude la stalla quando i buoi sono scappati». Il Codacons ha fatto un esposto alla Corte dei Conti e perfino l’ Usigrai, il sindacato interno della Rai, si è indignato. Nel Pd solo Michele Anzaldi ha detto che la direttiva non basta, ma servono «verifiche sugli appalti esterni». Del caso Varoufakis, ma anche dei fondi neri su cui sta indagando la Finanza, si occuperà il Cda del 5 novembre. L’ ad di Endemol: «Il compenso all’ economista greco era giusto» I vertici rendono più stringente il divieto di pagare gli ospiti. Ma la norma vale solo per i politiciL’ azienda corre ai ripari (per finta)
brunella bolloli

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