L’ avvocato Cricenti: «Dovrebbe essere un bene ma per questa città non è così»
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fonte:
- Il quotidiano della Calabria
di GIANLUCA PRESTIA LA vicenda delle continue interruzioni dell’ erogazione dell’ acqua, unita anche alla non potabilità dello stesso fluido, ha lasciato inevitabili strascichi. Il Coda cons, come annunciato nei giorni scorsi, ha infatti inviato un’ istanza al Comune di Vibo Valentia al fine di chiedere l’ ac cesso a tutte le ordinanze di non potabilità ed interruzione del servizio emesse almeno negli ultimi 5 anni. Il motivo è presto detto: l’ associazione ha infatti intenzione di sottoporre la questione, anche sotto un profilo delle tariffe, all’ Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera). Un’ azione, quella del sodalizio guidato nel Vibonese dall’ avvocato Claudio Cricenti, che va anche oltre e sottolinea che «gli sprechi devono necessariamente fare i conti con una gestione di un servizio che da essenziale diventa sempre più un miraggio». Il Codacons, che ventila anche la possibilità di avviare una class action, ritiene, dunque, ormai «inaccettabile che un territorio, che potrebbe agevolmente individuare fonti di approvvigionamento idonee a soddisfare in termini di qualità e Ventilata quantità un suo corretto del bene acqua, la possibilità oggi subisca così tanti pregiudizi. Non si sa di avviare ancora a se l’ acqua dei rubinetti possa esser una class utilizzata per l’ uso umano e ciò ha rica action dute notevoli sia in termini economici, laddove i cittadinisono costretti a comprare le bottiglie per cucinare e lavare gli oggetti di igiene personale, per poi però pagare il canone idrico, che di tutela della salute, non solo potenziale ma anche concreta. Tuttavia – rileva ancora Cricenti – il problema non è solo la potabilità ma anche l’ eroga zione stessa visto che con cadenza pressoché costante si susseguono ordinanze di interruzione del servizio. Fermo restando la necessità doverosa di una ben più efficace campagna di informazione circa le emergenze, è assolutamente necessario – aggiunge il referente del Codacons – che il Comune, o ogni soggetto competente, individui una reale e definitiva soluzione al problema e se dipende dalla rete, allora che si attivi a sistemarla, mentre se p è la fonte, che venga allora sostituita; quel che è certo è che il problema dell’ acqua non deve costituire un pericolo come invece, a Vibo, è ormai da anni». Sulla base di questa analisi, l’ associazione a tutela dei consumatori si è rivolta come detto al Comune, e anche all’ Azienda sanitaria, alla Regione e al Ministero Salute affinché, ognuno in base alle sue competenze, provvedano ad individuare un percorso finalizzato «a individuare soluzioni al problema e sistemi di approvvigionamento alternativo idonee a far fronte alle purtroppo non escludibili nuove problematiche».
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