25 Marzo 2012

L’ attesa dei benzinai di confine

L’ attesa dei benzinai di confine

VARESE – «Era ora, il benzinaio guadagna 4 centesimi al litro, tutto il testo se lo prendono lo Stato e le compagnie petrolifere». Applausi a scena aperta, da parte dei benzinai di Varese e Como, alla notizia che la Guardia di Finanza ha iniziato un’ inchiesta sul caro carburante. «È giusto che qualcuno provi a capire certi meccanismi – spiega Paolo Longo della Faib Confesercenti. – Qui si tratta di sfidare un sistema consolidato. È di buon auspicio che sia stata la Procura di Varese a muoversi, perché a Varese e Como stiamo cercando da tempo di mobilitare l’ opinione pubblica sul problema del costo della benzina, e del rischio chiusura di tutte le nostre stazioni di servizio». I benzinai di confine, circa 250, sono i più colpiti in assoluto, perché il caro carburante ha due effetti diretti: meno consumi da un lato, e fuga dell’ utenza verso la Svizzera dall’ altro. «Molti colleghi hanno già richiesto la cassa integrazione straordinaria – continua Longo – e ormai stimiamo il 30% in meno di clientela. La situazione è grave e l’ inchiesta della magistratura forse aiuterà meglio a distinguere chi ci guadagna davvero, da chi invece è schiacciato e vittima di un ingranaggio». Lo scorso 20 febbraio, i benzinai si erano presentati con cartelli e striscioni dal prefetto di Varese, chiedendo che lo Stato facesse qualcosa contro il prezzo dei rifornimenti. Qualche giorno dopo, si presentavano in Procura gli avvocati del Codacons, con l’ esposto da cui è partita l’ inchiesta della Guardia di Finanza. La questione è sentita come un fatto di sopravvivenza di un intero settore, ed è argomento su cui la politica si è buttata a pesce. Praticamente tutti i consiglieri regionali del Varesotto e del Comasco chiedono sgravi e agevolazioni. E si assiste anche al ritorno del contrabbando di carburante; sono nati persino depositi fantasma, scoperti di recente dai militari, ad esempio a Casale Litta, nei pressi di Varese. L’ unica vera contromisura per sopravvivere è la carta sconto regionale, che permette alle aziende di tenere basso il prezzo al cliente, trattenendo in Italia gli automobilisti che hanno i cugini svizzeri a un tiro di schioppo. Eppure non basta più. A Varese ieri la benzina verde si pagava 1,84 euro al litro (ovvero 1,67 euro per chi è in fascia A, sotto i 10 chilometri dal confine). A Stabio, 11 chilometri da Varese, si trova anche a 1,60 euro, con oscillazioni che a volte fanno risparmiare tra 5 e 10 centesimi effettivi al litro. Lo stesso vale per Como, con la contigua Ponte Chiasso, dove le code sono all’ ordine del giorno. La maggiore richiesta politica è quella di cambiare il meccanismo della carta sconto: aumentare gli stanziamenti nei periodi di prezzi alti, abbassarli quando il costo scende, ma aggiungendo anche un’ agevolazione sul gasolio. Il diesel non è compreso nella carta della Regione Lombardia, tuttavia quello elvetico è diventato all’ improvviso conveniente: in Italia è schizzato a 1,70 euro al litro, mentre in Svizzera è sceso a 1,65 euro al litro. Soldi non ne sono ancora arrivati. Ma giovedì al Senato è stato approvato un ordine del giorno, con il parere favorevole del governo, che aveva tra i firmatari Paolo Rossi di Varese (Pd) e Alessio Butti di Como (Pdl). Secondo i senatori, il «pendolarismo del pieno» ha effetti diretti estremamente pesanti per l’ erario (nel 2012 già 500 milioni di litri di carburante sono andati a favore di Svizzera e Slovenia, sottraendo gettito allo Stato italiano). Il fondo che alimenta la carta sconto benzina regionale dovrebbe aumentare da 20 milioni a 60 milioni di euro, ma il governo non ha finora trovato i soldi. Roberto Rotondo

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