4 Gennaio 2020

L’ attacco in Iraq si paga al distributore

iprezzi del greggio schizzano verso l’ alto. si temono rincari dei carburanti
FILIPPO CALERI f.caleri@iltempo.it … I venti di guerra che hanno ricominciato a spirare in Medio Oriente con l’ attacco degli Usa a Baghdad rischia di essere pagato anche dagli automobilisti italiani. Che memori dell’ austerity e dei rialzi del petrolio tipici degli anni 70 e 90 dello scorso secolo, ora temono che il confiitto si ripercuota sui prezzi dei carburanti. Esiste infatti una correlazione quasi diretta tra il prezzo del barile di oro nero e quello di benzina e diesel alla pompa. Ieri sera le quotazioni del greggio hanno già dato le prime indicazioni. I prezzi hanno chiuso in forte rialzo a New York e a Londra. Le tensioni tra Iran e Stati Uniti, dopo il raid che ha ucciso il generale Qassem Soleimani, hanno spinto il Wti a 63 dollari al barile, ai massimi dallo scorso maggio, guadagnando il 3% in una sola seduta. Il Brent ha toccato i 68,60 dollari al barile (+3,56%). Valori sui massimi ma non lontano dai prezzi del 30 dicembre. Insomma una fiammata reputata normale e che per ora non ha generato il panico. Probabilmente però l’ effetto sui listini sarà quasi immediato. «Il 2020 potrebbe aprirsi con un nuovo caro -benzina, per effetto delle quotazioni del petrolio che sono sable ai massimi degli ultimi quattro mesi raggiungendo quota 63 dollari», ha affermato il Codacons. Un eventuale surriscaldamento dei prezzi dovuto a tensioni Usa -Iran andrebbe ad accelerare un trend già di per sé rialzista. Infatti, oltre all’ accordo sulla produzione dei Paesi produttori raccolto nell’ Opec+, si registrano già dei movimenti al rialzo dei prezzi alla pompa sulla spinta degli aumenti delle quotazio ni dei prodotti raffinati nel Mediterraneo e della quota d’ obbligo di biocarburanti. In ogni caso le associazioni dei consumatori assicurano che manterranno alta la guardia anche perché, aggiunge ancora il Codacons, «un’ eventuale ondata di rialzi avrebbe effetti negativi anche sui prezzi dei prodotti trasportati su gomma, con rincari dei listini per una moltitudine di prodotti», pesando dunque sui consumi e su un’ economia italiana in sostanziale stagnazione. L’ associazione dei consumatori precisa che «i carburanti venduti oggi presso i distributori sono stati acquistati nei mesi scorsi, quando le quotazioni del petrolio erano inferiori, e un aumento repentino dei prezzi alla pompa non appare in alcun modo giustificato». Secondo l’ ultimo preconsuntivo dell’ Unione petrolifera la cosiddetta fattura petrolifera dell’ Italia nel 2020 dovrebbe attestarsi tra 22 e 24 miliardi di euro, dopo 22,3 miliardi nel 2019, con un prezzo che dovrebbe mantenersi all’ interno della forchetta tra 65 e 70 dollari al barile. Non è detto però che una escalation porti i prezzi del petrolio oltre questa forbice. La tensione ha portato effetti anche sui mercati finanziari. L’ oro, tradizionale bene rifugio, ha chiuso con un +1,33% a 1.548,40 dollari l’ oncia e il rally azionario si è bloccato con Milano che ha perso solo lo 0,56%.

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