2 Agosto 2013

L’ Asp accusa: troppe ricette medici di base sotto accusa

L’ Asp accusa: troppe ricette medici di base sotto accusa

L’ Asp intende combattere il fenomeno diffuso delle iperprescrizioni dei medici di famiglia e per questo ha avviato delle verifiche su tre categorie di farmaci – inibitori di pompa, statine e antidiabetici – per controllare la quantità di scatole prescritte ai pazienti oltre la soglia consentita dal regolamento. I medici potranno presentare controdeduzioni per spiegare e motivare le eventuali prescrizioni eccedenti. In caso contrario, saranno chiamati a rimborsare queste ultime all’ Asp. «Attualmente la spesa farmaceutica è di 7 punti superiore alla media nazionale – sostiene il commissario straordinario dell’ Asp, Gaetano Sirna -. Un dato peraltro non supportato da un quadro epidemiologico tale da poter giustificare l’ eccessivo consumo. Per allineare questi dati alla media nazionale abbiamo già messo in campo diverse azioni, basti pensare all’ accordo siglato con le case di cura per la somministrazione dei farmaci per il primo ciclo di terapia, che consente ai pazienti della provincia di Catania di essere dimessi dal ricovero con il kit sanitario utile per i primi 30 giorni di cura». L’ Asp ha inoltre inviato una lettera a tutti i medici di medicina generale fissando degli obiettivi relativi alla spesa “pro capite die” per alcune categorie di farmaci, in linea con il programma fissato dall’ azienda di diminuire di 13 milioni la spesa farmaceutica. «In questa prima fase – dice Sirna – abbiamo riscontrato alcune anomalie. Per questo abbiamo inviato una nota di recupero del danno economico arrecato al sistema sanitario regionale, con un grado di tolleranza di 5 confezioni rispetto a quanto stabilito dall’ Aifa». La stessa Agenzia italiana del farmaco stabilisce che, qualora il medico di base prescriva, utilizzando il ricettario pubblico, una terapia farmacologica che per dosi, tempi, modalità di somministrazione non possa essere – secondo i parametri stabiliti – addebitata al servizio sanitario, «pone in essere un comportamento connotato da inescusabile negligenza – dice Sirna – tenuto conto anche della circostanza che il danno che ne deriva è agevolmente prevedibile e prevenibile: una posizione, quest’ ultima, che è stata più volte ribadita dalla Corte dei Conti. Tutti ricorderanno un recente caso di cronaca che ha visto un medico catanese prescrivere 700 fiale di antibiotico alla moglie: non possiamo più accettare che casi così eclatanti si verifichino ancora». Ma con questi accertamenti l’ Asp intende anche «educare all’ utilizzo dei farmaci e soprattutto tutelare i pazienti da un uso inappropriato o un abuso, come nei casi già riscontrati». Gli accertamenti avviati dall’ Asp non sono graditi al Codacons, che definisce «molto grave quanto sta accadendo in questi giorni ai medici di famiglia, destinatari di minacciose raccomandate inviate dall’ Azienda sanitaria provinciale che contesta presunte iperprescrizioni». Il Codacons giudica tale condotta «lesiva e vessatoria dei diritti del medico e dei pazienti». Ciascun medico potrebbe assumere «un comportamento difensivo tale da limitare o evitare tali prescrizioni. Chi ne subirebbe i danni è il paziente, che sarebbe più soggetto a malattie anche gravi». Il Codacons si dice dunque «pronto, al fianco dei medici di famiglia, per dare inizio a una battaglia legale civile e penale che coinvolgerebbe anche l’ assessorato regionale alla Sanità». Chi una denuncia l’ ha già presentata è il dott. Francesco Pecora, presidente provinciale dello Snami, il sindacato autonomo medici di famiglia. «E’ molto strano – dice – che non solo si addebita al medico, senza alcun contraddittorio, l’ iperprescrizione, ma addirittura si recuperano somme di denaro evidentemente sproporzionate in relazione al presunto danno subito dall’ Asp. E poi la prescrizione farmaceutica non deve certo rispondere “a una razionale giustificazione”, ma esclusivamente all’ esigenza terapeutica del paziente». Lo Snami, «pur condannando le pratiche contrarie alla legge da parte dei medici, pretende, tuttavia, che venga rispettata quella medesima legge che si intende violata e che siano rispettati gli impegni assunti dall’ Asp in sede regionale e locale. Perché altrimenti si calpestano la dignità e il lavoro dei tanti medici di assistenza primaria che legittimamente, ogni giorno, nel rispetto della propria professionalità e a benefico della salute dei propri pazienti, sottoscrivono prescrizioni farmaceutiche consapevoli del proprio importantissimo ruolo nei confronti dell’ Azienda e della collettività».
 

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