8 Settembre 2020

L’ Antistrust contesta i servizi cloud «Apple, Google e Dropbox scorretti»

l’ agcm di rustichelli apre inchiesta: «clausole vessatorie e trattamento dati univoco»
giorgia pacione di belloPratiche commerciali scorrette che hanno ad oggetto i dati degli utenti e clausole vessatorie a favore delle società digitali. Questi i motivi che hanno portato l’ Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), guidata dal presidente Roberto Rustichelli, ad avviare sei istruttorie nei confronti di Google (per il servizio di Google drive), Apple (per iCloud) e Dropbox. Tutti e tre gli operatori sono dunque finiti sotto la lente d’ ingrandimento dell’ Antitrust sia per quanto riguarda le pratiche commerciali scorrette e violazioni della direttiva sui diritti dei consumatori sia per la presenza di clausole vessatorie all’ interno delle condizione contrattuali che vanno a svantaggio dei consumatori. Per quanto riguarda le pratiche commerciali scorrette, l’ Antitrust ha precisato come le istruttorie messe in campo, nei confronti di Google e Apple, riguardino la mancata o inadeguata indicazione, in sede di presentazione del servizio, delle attività di raccolta e utilizzo a fini commerciali dei dati forniti dall’ utente. A questo si aggiunge anche il possibile «indebito condizionamento nei confronti dei consumatori, che, per utilizzare il servizio di cloud storage, non sarebbero in condizione di esprimere all’ operatore il consenso alla raccolta e all’ utilizzo a fini commerciali delle informazioni che li riguardano», precisa l’ Agcm. In pratica il consumatore per poter usare il servizio cloud, messo a disposizione da Google o Apple, avrebbe dovuto accettare di cedere i propri dati alle due società, altrimenti gli sarebbe stato precluso l’ uso delle piattaforme online. Le stesse accuse vengono mosse anche a Dropbox. Alla società viene inoltre contestato il fatto di non aver fornito in maniera chiara e immediatamente accessibile le informazioni sulle condizioni, sui termini e sulle procedure per recedere dal contratto e per esercitare il diritto di ripensamento. Ma non finisce qua perché l’ Antitrust le contesta anche di non consentire all’ utente l’ agevole ricorso ai meccanismi extragiudiziali di conciliazione delle controversie. Per quanto riguarda invece i procedimenti per clausole vessatorie, l’ Agcm sottolinea come queste hanno ad oggetto alcune condizioni contrattuali predisposte nei relativi modelli delle società oggetto di indagine. Tra quelle rilevate, l’ Antitrust pone l’ attenzione su come queste realtà avrebbero la facoltà di sospendere e interrompere il servizio dato all’ utente, non sarebbero responsabili in nessun modo anche nel caso in cui si dovesse registrare una perdita di documenti conservati sullo spazio cloud, avrebbero la possibilità di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali e infine, nel contratto, c’ è la prevalenza della versione in inglese rispetto a quella in italiano. Commenti positivi arrivano da parte del Codacons e dall’ Unione nazionale dei consumatori (Unc). La prima ha dichiarato che se saranno confermati gli illeciti, sul fronte dei diritti dei consumatori, la società darà il via a un’ azione risarcitoria contro Google, Apple e Dropbox per conto dei clienti italiani delle tre società. Mentre la seconda punta più sul diritto dei consumatori di avere un’ informazione chiara e completa in merito all’ uso dei propri dati: «È un sacrosanto principio, ormai assodato, l’ obbligo di dare all’ utente, fin dal suo primo accesso, un’ informazione chiara e completa, immediatamente accessibile, che dia evidente richiamo ad eventuali usi per fini commerciali dei dati forniti in fase di registrazione», conclude Massimiliano Dona, presidente dell’ Unc.

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