L’ Antimafia digitale per contrastare il crimine organizzato
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fonte:
- Gazzetta del Sud
«Mettere gli individui, le aziende e le organizzazioni in condizione di costruire la propria affidabilità grazie alla reputazione digitalizzata e dotata di rating». Questo il tema centrale dell’ intervento che Michele Petrone, Chief Information Officer Crop news ha esposto durante l’ International Seminar Aimed 2019-Economic and Policy Implications of Artificial Intelligence tenuto all’ Università Mediterranea. Anbsc (Agenzia nazionale per l’ amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), vigilata dal Ministero dell’ Interno e diretta dal prefetto Bruno Frattasi, alla ricerca di nuovi modi per certificare il controllo legalitario e di un’ efficiente gestione economica dei beni sequestrati e confiscati, nel rispetto e tutela degli interessi di fornitori, clienti, dipendenti, ma anche di consumatori e utenti, ha avviato un case study sull’ applicazione di questo modello di Antimafia Digitale insieme ai partner Apart (Associazione professionale auditor reputazione tracciabile), vigilata dal ministero dello Sviluppo Economico; Federazione consumatori e utenti (Codacons, Codici, Konsumer Italia); Inag (Istituto nazionale amministratori giudiziari). Giovanni Mottura, presidente Inag, ha dichiarato: «La crisi economica è una perniciosa influenza che abbatte le “difese immunitarie” delle imprese, genera una maggiore vulnerabilità delle stesse, amplificando il bisogno di liquidità e, fatalmente, la probabilità di ricorso a denaro di provenienza illecita, e di conseguenza la maggiore possibilità di infiltrazione mafiosa: la criminalità organizzata può dunque riuscire ad insediarsi più facilmente all’ interno delle aziende». Aggiungendo: «E tutto ciò per rafforzare il sistema della prevenzione antimafia, salvaguardando la libertà d’ impresa e il mantenimento dei livelli occupazionali, arginando in maniera risolutiva l’ insediamento del fenomeno criminale nel tessuto economico, e senza prevedere un’ anticipata “estromissione” dei soggetti titolati alla gestione dell’ attività economica». «Sempre in relazione all’ interazione tra la Artificial Intelligence e il “rating reputazionale digitalizzato” – ha precisato Michele Petrone – bisogna considerare che questo è suscettibile ai cambiamenti culturali e storici ed è ponderato nel tempo, cioè il rating si evolve con il passare degli anni. Questo non è solo correlato ai nuovi fatti aggiunti, ma proprio all’ idea che ogni fatto vada valutato in una prospettiva storica. La AI deve occuparsi di questo concetto analizzando i modelli storici dei fatti in tutta la “popolazione” classificata su base volontaria e suggerendo azioni di perfezionamento sui “pesi” dell’ algoritmo». Per Vincenzo Mancuso, co-founder Mevaluate Holding «un esempio può essere utile: all’ inizio degli anni ’60 nei paesi occidentali, quando si valutava che un dirigente fosse assunto da un’ organizzazione (azienda o ente), lo stato civile era tanto rilevante quanto la carriera militare. E un divorzio o una separazione dalla moglie avrebbero potuto portare a una valutazione errata. Oggi i divorzi e le separazioni sono invece così frequenti che nella maggior parte dei casi non sono più elementi rilevanti di giudizio, ai fini della valutazione di un dirigente per l’ assunzione». «In conclusione – ha detto Domenico Marino, professore di Politica Economica Università Mediterranea- l’ AI deve essere quindi indirizzata soprattutto per estendere la misura del valore che assegniamo a un fatto attraverso l’ analisi semantica o per prevedere cambiamenti culturali che propongono nuovi modi di interpretare e ponderare i fatti nel tempo». «Un percorso per aumentare l’ affidabilità di individui, aziende e organizzazioni»
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