25 Febbraio 2015

«L’ anticipo a ridosso del Natale non ha spinto Anzi, ci ha solo illuso»

«L’ anticipo a ridosso del Natale non ha spinto Anzi, ci ha solo illuso»

ANTICIPARE l’ avvio al 3 gennaio non è servito a molto. Anzi. E’ servito a bruciare il budget extra, quello natalizio, e con esso quello proprio della vendita a ribasso. Concentrando le spese di un anno di sacrifici, in un paio di settimane. Poi più nulla. In prima analisi è stato il Codacons a bocciare i saldi invernali 2015; ora ad una settimana dal termine sono i commercianti stessi a trarre l’ amaro bilancio: un bicchiere mezzo vuoto che racconta di due mesi in cui il via vai in negozio non fa riprendere quanto non venduto a prezzo pieno. «Prima di tutto i saldi di gennaio non sono quelli di luglio, quando lo shopping risente del grande passaggio turistico in città. Ora ci sono praticamente solo i locali e il saldo invernale si riduce alla prima settimana, quest’ anno peraltro a traino del Natale»: la prima significativa voce dallo struscio’ senese è quella di Andrea Leonardi. «Si è venduto più o meno come l’ anno scorso continua, evidenziando il falso miraggio di inizio gennaio . Del resto quando si dice che i saldi sono andati molto bene non è positivo: vuol dire che bisogna adattarsi a far guadagno quando gaudagno non c’ è e anche che c’ era tanta merce avanzata dalla vendita regolare». Perché l’ acquisto in saldo è in realtà un’ altra forma di commercio, che non può sostituirsi a quella annuale: «Se è vero che il saldo in periodo di contrazione economica può solo fare al caso, ovvero invogliare laddove non c’ è voglia legge così la situazione Riccardo Napoli , anche il saldo risente della crisi: in passato di questi tempi ci si concedeva quel qualcosa in più, uno sfizio, invece ora vengono ad acquistare il necessario. I plus diventano spese mirate». «Seppur siano andati meglio dell’ anno scorso non si vede ancora grande slancio dice Gianluca Goveri Tanto che si è ormai cotretti a fare promozioni tutto l’ anno». Guccio Grandi si occupa di casalinghi e nella sua merce legge il trend: «Abbiamo venduto pezzi importanti, quasi ad museo, ma poi si risente nell’ oggetto quotidiano. Non posso dirmi soddisfatto: non mi sembra il commercio sia ripartito. L’ eccezione sono le vendite di oggetti e accessori di cucina, rilanciati dai tanti programmi tv di successo, come anche la pasticceria». Manuela Lodovici rende a pieno il miraggio dello shopping che non c’ è: «A gennaio si è partiti molto bene, poi il tutto è andato scemando. Oggi siamo arrivati con le rimanenze a svendite al 70%, solo così puoi sperare di svuotare. Andando avanti però con una parete’ ancora dedicata alle promozioni invernali per un paio di mesi». Barbara Chellini, infine, boccia la tempistica: «Già a novembre qualcuno faceva promozioni e per Natale bisognava vendere quello che un tempo era il fine stagione. I saldi devono iniziare a febbraio, altrimenti è la rovina: la stagione regolare di questo passo dura quattro mesi appena in un anno. E anche vendere di più, quel che poi non accade, non ha lo stesso ritorno». Paola Tomassoni.

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