26 Ottobre 2018

L’ ambulanza della morte rinvio a giudizio per Garofalo

Tre omicidi con la “tecnica” dell’ iniezione d’ aria in vena: l’ orrore che emerge dalle carte dell’ inchiesta “Ambulanza della morte”. Con questa pesantissima accusa, Davide Garofalo, è stato rinviato a giudizio – su richiesta del pm Andrea Bonomo – dal Gup Giovanni Cariolo, che ha deciso ieri pomeriggio dopo la discussione mattutina dell’ avv. Turi Liotta, legale dell’ imputato, rinchiuso nel carcere di “Bicocca”. Il processo a Garofalo, adranita, classe 1975, si aprirà a dicembre alla Corte d’ Assise di Catania. Per lo stesso caso, c’ è un secondo imputato, Agatino Scalisi, pure lui adranita, attualmente a piede libero, che seguirà il rito abbreviato (udienza fissata ad aprile): è accusato di un quarto omicidio. Le vittime, come aveva denunciato il programma Mediaset de “Le Iene” con testimonianze di chi sapeva e aveva visto, sarebbero pazienti terminali, dimessi dall’ ospedale di Biancavilla. Nel breve tragitto dalla struttura sanitaria a casa, attraverso un’ ambulanza privata (nulla a che vedere con il servizio sanitario del 118), i due imputati avrebbero causato la morte dei malati. Per uno scopo disumano, stando alle accuse: accaparrarsi i funerali e ottenere dall’ agenzia di pompe funebri una “provvigione” di 200-300 euro. Un’ attività criminale avallata dai clan mafiosi di Adrano e Biancavilla.Garofalo e Scalisi devono rispondere nei rispettivi procedimenti pure di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, ai danni dell’ impresa funebre Arena di Biancavilla, ormai chiusa.Come parti civili, si sono presentati quattro familiari di una sola presunta vittima. Assieme a loro, ammessi Orazio Arena con i figli Giuseppe e Luca (inseriti nel programma di protezione, lontani da Biancavilla, in quanto testimoni di giustizia), l’ Asp di Catania, il Comune di Biancavilla, il Codacons e l’ associazione antiracket e antiusura Libera Impresa.V. F.

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