4 Gennaio 2018

L’ alternativa per i consumatori è la borsa a rete «riciclabile»

ROMA. Per chi non vuole spendere i 2 o 3 centesimi del costo di un sacchetto di plastica riciclabile per ortofrutta, c’ è una alternativa: la borsa a rete, o «net bag» come la chiamano gli americani. Su internet la si trova da 1,5 euro a 8 euro, in materiale plastico o corda o cotone biologico. Ma si può trovarla anche nei negozi, oppure farsela all’ uncinetto (costo del kit completo, 27 euro). Al supermarket si pesano frutta e verdura sulla bilancia, si infilano i prodotti in borsa e si attacca l’ adesivo con il prezzo sulla rete. La scorsa estate la net bag aveva spopolato fra le influencer di Instagram, come borsa da spiaggia e da vacanza. Ora la vecchia retina delle nonne trova ancora un’ altra applicazione, come alternativa alle bustine riciclabili a pagamento. Sui social media in questi giorni sono numerose le proteste di consumatori contro le borse di plastica ecologica, definite da molti una ennesima tassa. Per il Codacons è «un nuovo balzello che si abbatterà sulle famiglie italiane, una nuova tassa occulta a carico dei consumatori». Sui social c’ è anche chi ha postato foto di mele prezzate una ad una per protesta. Molta gente però su internet sostiene la nuova misura e attacca i critici. I sacchetti riciclabili a pagamento vengono visti come un sacrificio irrisorio, a fronte di un vantaggio ambientale innegabile. In Italia si possono acquistare bioplastiche da almeno una decina di aziende.

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