5 Gennaio 2018

L’ allarme di don Bizzotto: stop a Pfas e Pedemontana

 

di Silvia Quaranta PADOVA«L’ Epifania è un segno naturale, una stella accolta da poche persone. Riesce a scombinare i giochi di potere ed indicare il percorso di una storia nuova e bella per tutti»: con questo spirito, don Albino Bizzotto e i Beati Costruttori di Pace si apprestano a celebrare la quinta edizione dell’ Epifania della Terra, un appuntamento che mira a celebrare, insieme alla ricorrenza cristiana, l’ importanza della Terra come bene, puntando i riflettori contro i mostri che la stanno dilaniando. Pfas, Pedemontana e Mose sono i tre principali imputati. «La Terra» spiega don Albino « è dimenticata dalla politica. In vista delle elezioni, nessuno ha parlato di aria pulita ed acqua sana e si batte contro l’ inquinamento ambientale e il cambiamento climatico. Intanto la nostra terra viene inquinata dagli Pfas, sventrata dalla Pedemontana, ed è già stata offesa dal Mose. Tutto questo si è consumato con il benestare della politica. Qualcuno» accusa infine don Albino «chiede l’ autonomia, ma non siamo capaci nemmeno di pagare i debiti contratti con le malefatte sul territorio». Il luogo della celebrazione è emblematico: Tezzon alle Poscole di Castelgomberto , sulla strada per Valdagno. «Lì» spiega Massimo Follesa, portavoce del Coordinamento veneto Pedemontana alternativa (Covepa) «la Terra è stata sconvolta dal cantiere della autostrada e siamo vicini alla sede della Miteni, a Trissino. A Tezzon nasce una risorgiva, un torrente che passa accanto alla Miteni, lambisce la valle dell’ Agno e porta giù l’ inquinamento degli Pfas. Queste sostanze non stanno più inquinando solo il territorio, ma le persone: per misurarne la pericolosità, va indagato il sangue di chi vive in zona». Quanto alla Pedemontana: «speriamo che questo sia l’ anno della verità» dice Osvaldo Piccolotto, del Codacons «ci sono stati molti ricorsi, ma a breve dovrebbe concludersene uno al Tar, promosso dal Codacons, che potrebbe bloccare tutto». Il terzo scandalo contro cui si punta il dito è quello veneziano: «il Mose» spiega Michele Boato «è il simbolo di una guerra tra ricchi e poveri: i primi possono tutto, perché hanno sempre uno sponsor politico. Dobbiamo uscire da questa cappa di illegalità ed interesse economico prevalente. La nostra sarà una celebrazione aperta a tutti, credenti e non credenti, perché la Terra è un bene comune». La messa si svolgerà domani alle ore 14. Gli organizzatori hanno fatto regolare richiesta per tempo, ma segnalano qualche intoppo con l’ amministrazione locale: «Ci è stata richiesta un’ autorizzazione del vescovo di Vicenza, e non ci sono stati problemi» spiega Follesa «ma i tecnici del comune di Castelgomberto hanno voluto anche l’ indicazione dei metri quadri che indentiamo occupare, per farci pagare il plateatico. Una messa è una celebrazione religiosa, quindi esclusa dalle normative che impongono un pagamento».
SILVIA QUARANTA

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