11 Agosto 2020

L’ allarme del Codacons: «Col dl semplificazioni rischio deregulation»

Si amplia il fronte della rivolta verso quella parte del dl semplificazioni che incide sulla giustizia amministrativa nel porre troppi limiti alla tutela contro gli appalti irregolari: ieri è stato il Codacons a schierarsi dalla parte del Consiglio di Stato nella querelle che lo vede contrapposto al Governo proprio sul tema della modifica del codice del processo amministrativo e la ‘ tutela del giudice’. Il 7 agosto, infatti, i Consiglieri di Stato si erano riuniti e avevano sottoscritto una nota approvata all’ unanimità dal Consiglio di presidenza in cui si dicono contrari ad un provvedimento che incide ‘ sull’ efficienza del servizio giustizia’ andando ulteriormente a comprimere i tempi già celeri di definizione dei giudizi in materia di affidamento delle opere. A sostegno di questa posizione è arrivata appunto l’ associazione fondato da Carlo Rienzi che ha annunciato in una nota di aver chiesto ‘ un incontro urgente al premier Giuseppe Conte, al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e al presidente del Consiglio di Stato, Filippo Patroni Griffi, per esporre le ragioni dei cittadini’. Secondo il Codacons ‘ i tempi, già di fatto molto ridotti ( 45 giorni per un giudizio cautelare al Tar, 41 al Cds, nel 2018), rischiano di contrarsi eccessivamente, compromettendo la qualità e l’ efficienza della giustizia e aprendo la strada a rischi concreti per i cittadini e la legalità. Tutele e controlli negli appalti vanno invece salvaguardati, evitando di inseguire una strada, quella di una totale deregulation, rimettendo il controllo di legalità esclusivamente alla sede penale, sbagliata e pericolosa per il Paese’. Il Coordinamento ribadisce che ‘ efficienza e legalità sono due principi che devono procedere di pari passo nell’ azione amministrativa, non finire contrapposti in un’ alternativa sterile e capace di impoverire tutele e garanzie dei cittadini’. Per questo, l’ associazione si augura che le osservazioni del Consiglio di Stato vengano ascoltate: ‘ semplificare sì, snellire sì, ma senza eccedere: regole semplici, chiare, ma nette, servono eccome in un Paese che, secondo la relazione annuale dell’ Anac, nel 2019, ha movimentato circa 169,9 miliardi di euro per appalti di importo pari o superiore a 40 mila, con un aumento di oltre 30 miliardi rispetto al 2018 (+ 23%)’. Che c’ era qualcosa che non andava lo avevamo anticipato dieci giorni fa sul Dubbio con una intervista a Maria Alessandra Sandulli, professore ordinario di Diritto amministrativo a Roma Tre; la scienziata del diritto dalle nostre pagine aveva descritto sinteticamente le modifiche essenziali alla norma e le conseguenze che quasi sicuramente ne scaturiranno: accelerare, come previsto dal legislatore, al massimo le procedure con cui si affida un’ opera, un servizio o una fornitura a un privato potrebbe esporre a dei rischi di gravi irregolarità, e ingiustizie, aggiungendo anche ulteriori misure di compressione della tutela giurisdizionale? Probabilmente sì se si pensa che, in caso di controversia, occorre rinunciare alla pubblicità delle udienze ma soprattutto alla circostanza per cui un giudice amministrativo avrà solo cinque giorni lavorativi per giudicare un ricorso avverso l’ atto di affidamento firmato da un’ amministrazione. E ricordiamo che in ogni udienza ciascun componente del collegio deve valutare almeno sette controversie di merito. Non ci sarà da stupirsi se un giudice rinuncerà ad una approfondita valutazione degli atti. Se poi un domani si scopre che l’ impresa ricorrente aveva ragione, sarà l’ Erario, ossia noi, a dover sborsare ingenti quantità di denaro per rimborsarla del torto subito. ‘ Forte preoccupazione e sconcerto’ per l’ impatto delle nuove disposizioni era giunta qualche giorno fa anche da parte del Coordinamento nuova magistratura amministrativa ( Conma) in una lettera indirizzata ai presidenti di Senato, Camera e Consiglio dei Ministri con cui si segnalava ‘ la gravità degli effetti’ che le norme contenute nel decreto semplificazioni, definite ‘ previsioni che suscitano seri dubbi di costituzionalità e di compatibilità col diritto europeo’, potranno produrre sul sistema economico, amministrativo e giudiziario, senza nessun effetto migliorativo in termini di efficienza e ne chiedono ‘ una profonda revisione in sede di conversione’. In sostanza – si leggeva nella lettera – ‘ con riferimento anche alle novità in tema di abuso d’ ufficio e responsabilità per danno erariale, si delinea un sistema in cui ordinariamente le opere pubbliche potranno essere realizzate sulla base di contratti invalidi, gli amministratori pubblici non potranno essere chiamati a rispondere per errori anche di estrema gravità né perseguiti penalmente in presenza anche di conclamati favoritismi e i costi di tutto questo saranno sopportati dalla collettività dei cittadini’.

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