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8 Agosto 2019

L’ allarme degli allevatori «Scende il prezzo del latte»

la decisione unilaterale di italatte colpisce 230 aziende agricole della marca polegato, presidente della coldiretti «non si coprono i costi di produzione»
LA DENUNCIA TREVISO «Una situazione altamente pericolosa per le nostre aziende»: Giorgio Polegato, presidente provinciale di Coldiretti, non nasconde la preoccupazione per quello che rischia di rivelarsi l’ ennesimo colpo a un settore, l’ allevamento di mucche da latte, da anni già in profonda crisi anche nella Marca. Qual è il pericolo paventato dal numero uno dell’ associazione degli imprenditori rurali? La decisione di Italatte, controllata del gruppo Lactalis, colosso francese del settore lattiero-caseario, che in Italia detiene marchi come Galbani, Vallelata, Invernizzi, Cademartori e Locatelli, di ridurre in modo unilaterale il prezzo del latte pagato ai piccoli produttori. L’ ABBASSAMENTO La società, secondo l’ esposto presentato in merito dal Codacons, ha comunicato che da aprile riconoscerà 40 centesimi o poco più al litro, rispetto ai 41,57 centesimi previsti dall’ accordo quadro in essere. La comunicazione è giunta ai fornitori, alle cooperative e alle organizzazione professionali della Lombardia, ma ovviamente avrebbe ripercussioni anche sulle ditte degli altri territori. Nella Marca Trevigiana sono circa 230 gli allevamenti che conferiscono alle grandi industrie di trasformazione. La nuova sforbiciata ai prezzi all’ ingrosso rischia di accelerare ancora di più una moria di imprese in atto ormai da anni, proprio per guadagni ormai sempre più spesso inferiori ai costi di produzione. «Oggi in provincia di Treviso a produrre latte sono 476 realtà zootecniche con una produzione di un milione e 600mila quintali di latte prodotto, mentre nel 2009 erano 984. Nel 1994 si pagava un litro di latte circa 800 lire, oggi 40 centesimi. Da allora ad oggi quanto è cambiato il costo di un caffè, di un litro di gasolio, di un macchinario agricolo?» si domanda Polegato. LA SEPARAZIONE «Metà delle nostre aziende conferisce alla cooperazione, che a fine anno garantisce, con una buona gestione, un conguaglio a favore dei produttori sottolinea il presidente della Federazione dei coltivatori diretti – mentre l’ altra metà che conferisce il latte ai privati, naviga in un limbo in cui la qualità di certo non è corrisposta e a volte non si riesce con il prezzo percepito a coprire i costi di produzione. Il rischio di tutto ciò è mettere fine al sistema lattiero trevigiano con il pericolo di far giungere sulle nostre tavole latte senza origine certa e prodotto in paesi dove i concetti di qualità e di tutela al consumatore possono essere molto differenti». Il tracollo della produzione locale, messa fuori mercato, con il conseguente aumento massiccio ed incontrollato delle importazioni dall’ estero di latte e di prodotti semilavorati, infatti, secondo Coldiretti, si tradurrebbe in un danno per le imprese e per questo importante segmento dell’ economia agricola nostrana, ma pura per i consumatori, impossibilitati a capire da dove effettivamente arrivi la materia prima. Per questo, anche nella Marca, l’ associazione assicura massima attenzione nel rispetto dei contratti e dei pagamenti pattuiti. Mattia Zanardo.

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