4 Febbraio 2011

“L’ albo professionale tutela contro gli inganni Ma la miglior difesa è leggere i contratti”

«L’ albo professionale tutela contro gli inganni Ma la miglior difesa è leggere i contratti»
 

– FIRENZE – I PROMOTORI finanziari, per poter esercitare la professione, devono essere iscritti all’ Albo unico, che fino al primo gennaio 2009 era tenuto dalla Consob, oggi dall’ Organismo per la tenuta dell’ albo dei promotori finanziari. La Consob resta competente a verificare che i comportamenti dei promotori finanziari nei confronti dei risparmiatori siano diligenti, corretti e trasparenti, e può disporre radiazioni o sospensioni sanzionatorie dall’ albo. «Adesso – spiega Silvia Bartolini ( nella foto ), presidente di Codacons Toscana – c’ è più rigore e maggiore attenzione. I promotori devono compilare una serie di moduli e attenersi al profilo del risparmiatore, altrimenti rischiano cause in cui uscirebbero sempre perdenti. Per quanto vedo, cattive prassi, come non diversificare il portafoglio al cliente, non avvengono più». Se le truffe restano episodi, tanti sono i piccoli risparmiatori che si sono affidati ai promotori per investire e che si sono trovati con in mano un pugno di mosche o poco più. Ma in questo caso di chi è la colpa? Dell’ avventatezza del broker o di quella del risparmiatore? «MOLTO SPESSO – commenta Andrea Nardi, di Adusbef Toscana – è il risparmiatore che se le cerca. Si può anche verificare il caso in cui uno cada nella rete di un broker o di un bancario che ha bisogno di soldi e non trova niente di meglio di prenderli a chi non c’ entra nulla. Ma sono episodi isolati. Il problema è che quando si tratta di investimenti e di prodotti finanziari o assicurativi si va a cadere su un gergo tecnico che resta un mistero per il risparmiatore. La cultura finanziaria di noi italiani è estremamente bassa. Si vorrebbero avere rendimenti maggiori di quelli dei Bot, ma in quel caso ci sono dei rischi, e bisognerebbe esserne consapevoli». «Manca, perciò, la possibilità di controbattere al broker, o assicuratore o bancario che sia. Senza contare, poi – conclude Nardi – che nel 90% dei casi il questionario che deve essere compilato e che indica la propensione al rischio non viene mai letto dall’ investitore, esattamente come avviene per le condizioni dell’ assicurazione o del mutuo». mo.pi.

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