13 Aprile 2013

L’ acquaeilpane inquinatidall’ arsenico èpanicoaViterbo

L’ acquaeilpane inquinatidall’ arsenico èpanicoaViterbo

        

ROMA. Capranica è una manciata di casupole aggrappate alle pendici del vulcano Cimino. La campagna laziale con l’ antica via Francigena, chetaglia in due il paese e nel passato portava i fedeli fino a Gerusalemme, è un panorama da stropicciarsi gli occhi. Da queste parti, tuttavia, oggi la gente ha altri problemi: nel loro organismo l’ arsenico, sostanza chimica dannosa per l’ uomo, è il doppio rispetto a chi vive nel resto d’ Italia. Colpa dell’ acqua. «Non possiamo aprire i rubinetti perché c’ è il veleno» spiegano al forno Fratelli De Luca, storico nel paese «per impastare il pane e continuare la nostra attività abbiamo comprato un impianto da filtraggio da 2.500 euro». A rilanciare un allarme che qui dura da dieci anni è stato ieri l’ Istituto superiore di Sanità. Con dati scientifici e allarmanti: l’ acqua del viterbese supera di gran lunga il limite europeo dei 10 milligrammi d’ arsenico per litro, ed è considerata potenzialmente cancerogena. Nell’ organismo dei cittadini di Viterbo e di16 Comuni della provincia, infatti, il livello di arsenico è oltre il doppio rispetto a quello della popolazione generale. Dato che fa dire al ministro della Salute Renato Balduzzi che questa è «un’ emergenza e non si può più aspettare per la soluzione», mentre il Codacons avvia una class action contro ministero e Regione e chiede la chiusura degli esercizi commerciali che usano acqua contaminata (in cambio di un risarcimento danni). «La salute di centinaia di migliaia di persone è stata trascurata per decenni» denuncia Memmo Buttinelli, professore di biologia alla Sapienza di Roma e membro del Coordinamento Regionale Lazio per l’ Acqua Pubblica, «e il rischio più grave è per le donne incinte, perché il veleno attacca la placenta». La gente ormai si è abituata a vivere così. Il rubinetto resta chiuso quando si cucina o si lavano i denti, meglio usare l’ acqua filtrata che due cisterne, messe a disposizione dal Comune, erogano al paese. «Una fatica riempire le taniche e portarle su fino a casa» dice Luisa, che vive qui da sempre «ma comprarla al supermercato è troppo caro». C’ è chi ha scelto soluzioni alternative, come Buttinelli, che fa il pieno alle fontanelle pubbliche di Roma, prima di tornare a casa dal lavoro. «Anche farsi una doccia può essere pericoloso» lamenta «soprattutto per chi ha malattie della pelle». A casa come nei bare locali pubblici, dove si va avanti con speciali filtri per preparare il caffè. «Ma costano 500 euro» accusa Iacopo Francioso, titolare del bar Il Castello «una tassa che grava sulle imprese già in difficoltà». Si salvano le scuole, dove da un paio d’ anni l’ acqua può essere bevuta senza problemi «ma è comunque troppo tardi: generazioni di studenti sono entrate in contatto con sostanze nocive. E i rischi, per chi è nell’ età dello sviluppo, sono ancora maggiori» chiosa Buttinelli. Il Comune aveva promesso un intervento di depurazione integrale sull’ acquedotto, che però non è mai arrivato: quello che resta, invece, è il tributo per la potabilità dell’ acqua, indicato sulla bolletta come una beffa. Capranica non è l’ unico paese che lotta contro l’ arsenico. Anche a Viterbo e in altri 48 Comuni la situazione è identica. «Nel mio palazzo compriamo l’ acqua al supermercato anche per bollire la pasta» racconta la signora Donati, che riassume il malcontento di oltre 60.000 abitanti «lei ci si vede a lavare l’ insalata con la bottiglia in mano?». Non manca, tuttavia, chi fa spallucce per evitare di complicarsi troppo la vita. «Io continuo a fare tutto come se niente fosse: cucino, mi lavo i denti e quando entro in doccia non ho paura» dice Giuseppina Antonelli «d’ altra parte, se non sono morta fino a oggi…».
        

irene pugliese
       

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