L’ accusa di omicidio fa piangere la Appendino
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fonte:
- Libero
per la donna morta calpestata nella calca la procura indaga contro ignoti ma la sindaca è scossa e l’ opposizione la attacca: «ha gravi responsabilità»
MATTEO PANDINI Eccola, il passo svelto per guadagnare l’ entrata e lo sguardo basso per paura di eventuali fotografi. Anche ieri, ore 8 e spiccioli, Chiara Appendino è andata all’ ospedale San Giovanni Bosco. C’ è da piangere Erika Pioletti, 38 anni, appena 5 primavere più della sindaco. Erika è morta dopo i fatti della serata di Champions. 3 giugno, sabato. Piazza San Carlo. Maxischermo per Juve Real. La folla che impazzisce – non si sa ancora il perché – la gente che scappa e travolge altra gente, le bottiglie che si rompono per terra, i cocci che squarciano gambe e piedi. 1.527 feriti. Alcuni messi male. Erika non ce l’ ha fatta. È l’ unica vittima. La procura indaga per omicidio colposo a carico di ignoti. Sguardo agli altri ricoverati gravi: una 26enne che era in rianimazione sta meglio. Stabile una 63enne. Erika, viveva e lavorava a Domodossola. La Appendino s’ è occupata dei genitori, Anna e Giulio: un’ auto per andare e venire da casa, una stanza d’ albergo nei dintorni dell’ ospedale. Un abbraccio, puntuale, di buonora. Tutti i giorni. Prima, erano strette di speranza. Ora, di dolore. La famiglia non vorrebbe neanche una cerimonia: «Portiamola a casa e basta». Troppo clamore. La Appendino è scossa. Perfino Beppe Grillo continua a chiamarla: «Chiara, come va?». Va male. Le opposizioni ringhiano. Sui social, alcuni utenti chiedono di annullare la baldoria di San Giovanni, il 24 giugno: «Cosa c’ è da festeggiare?». Forza Italia e Lega cavalcano l’ onda. La giunta pensa di cancellare i fuochi d’ artificio, lo deciderà lunedì, dal Comune giurano che «ascolteremo i torinesi», di certo ci sarà lutto cittadino e bandiere a mezz’ asta. La Regione Piemonte azzera gli eventi pubblici. Nessun rimpasto in vista, dopo il siluramento dell’ assessore all’ Ambiente. La Juve esprime il suo cordoglio, come i partiti, mentre l’ arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia parla di «marchio che pesa sulla nostra coscienza». Da Roma, piombano le sberle della Pd Silvia Fregolent: «Le falle nella sicurezza aspettano ancora un responsabile», e il Codacons strilla d’ indagare per concorso in omicidio, con «dolo eventuale», tirando in ballo anche municipio, Stato, forze dell’ ordine e «altri soggetti pubblici o privati». Palla alla procura. Gli inquirenti non hanno trovato risposte alla domanda: perché s’ è scatenato il panico? Varie ipotesi. Un gas urticante. Un petardo che sembrava una bomba. Il rumoraccio delle ventole d’ areazione di un parcheggio. Un cretino che s’ è messo a urlare «attentato!, attentato!». Nessuna certezza, ma qualcuno giura d’ aver accusato difficoltà respiratorie. Il procuratore capo, Armando Spataro, ha fatto sapere che ci sarà una autopsia per capire esattamente com’ è morta Erika. Le opposizioni rinfacciano alla Appendino l’ ordinanza con cui aveva regolato la serata di coppa. Lei era andata allo stadio, a Cardiff, e in città non c’ erano steward né divieti per le bottiglie di vetro. Critiche anche a prefetto e questore. Le indicazioni del capo della polizia, Franco Gabrielli, sono state disattese. Le aveva inviate a tutti gli uffici il 25 maggio, dopo l’ attentato di Manchester, raccomandava vie di fuga e un coordinamento per gestire eventuali emergenze. Invece, nulla. «Chiara, come va?» soffia al telefono Grillo. La Appendino si ricompone, riabbraccia i genitori di Erika. La sorella della vittima, Cristina, allontana i cronisti: «Siamo molto scossi, per cortesia…». riproduzione riservata.
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