Jackpot da congelare, un rebus
ROMA «IL NOSTRO ricorso al tribunale è strutturato su 20 pagine che seguono norme giuridiche e costituzionali. Noi chiediamo ai giudici di fermare l’ascesa del jackpot e questa situazione di eccesso, pericolosa per la salute dei consumatori». Il presidente di Codacons Carlo Rienzi spiega la sua crociata contro i 105,3 milioni di jackpot del SuperEnalotto, culminata con un’azione presso il Tribunale di Roma (il 30 luglio prossimo) che mira allo stop del 6′ da record e al congelamento delle vincite degli ultimi concorsi. E aggiunge: «Sto prendendo a cuore la situazione dei consumatori, è il mio dovere». Più o meno venti milioni di persone che stanno giocando al SuperEnalotto attrattati dalla vincita più alta della storia del gioco in Italia. «Qui c’è gente che si sta rovinando spiega Rienzi seguendo una vincita che è quasi impossibile». Facile in effetti non è: una possibilità su 622 milioni. Ma è anche vero che la spesa media del gioco, in media, non s’è alzata in maniera importante (2,70 euro) e che la raccolta è inferiore a quella del botto’ da 100,7 milioni di Catania dell’ottobre scorso. IL PRESIDENTE di Codacons ha anche invitato, giovedì scorso a poche ore dall’estrazione del 6′, i consumatori a vestire i panni del crociato contro il jackpot. Sul suo blog c’erano 62 commenti nella sezione dedicata al SuperEnalotto e non tutti sul gioco. In effetti, più che impugnare la spada alcuni dei visitatori del blog si sono scatenati in botta e risposta sull’avvincente tema dell’estrazione della sestina che non è più legata alle estrazioni del Lotto. C’è chi ha bacchettato Rienzi, ricordandogli che in fondo quello del SuperEnalotto è un sogno a buon mercato, se si vuole, da appena un euro. «Io non gioco, non bevo, non fumo», scrive Gianluca che a Rienzi spiega di non volerlo «come padre adottivo». C’è chi lo segue: «Ha ragione, è uno scandalo, spalmiamo le vincite» e chi lo ammonisce: «Col suo ricorso vuol far invalidare le vincite già effettuate. Questo sì che sarebbe un modo per provocare suicidi!». RIENZI ce l’ha con i Monopoli di Stato, che del SuperEnalotto hanno stilato il regolamento: «Sì, dovrebbe essere modificato. Quante speranze ho di vincere in tribunale? Tutto dipende dal coraggio del giudice». Qual è la ricetta del Codacons sul jackpot? «Quando diviene troppo alto, spalmarne una parte sui premi minori. Vincerebbero tutti e di più. Eppoi, man mano che aumenta il bottino, aumentare la quota di vincita dei vari premi». Ma così si torna al via, cioè si aumentano i premi minori e la gente è nuovamente attratta. «Che c’entra? replica Rienzi i premi minori non rappresentano un pericolo come il jackpot supermilionario». Dissentiamo: uno dei giochi ritenuti dagli esperti più a rischio di compulsività è quello delle newslot, dove al massimo si vincono 100 euro. Ci provò il ministro Visco nel ’99 a mettere un tetto, fu un fallimento che provocò il crollo del gioco, una cosa poco conveniente per l’erario, visto che il 49,5% della raccolta del SuperEnalotto va allo Stato: «Lo so, è un po’ come per la benzina, è sempre lì che finisce il bottino, allo Stato», conclude Rienzi. Appuntamento in tribunale il 30 luglio alle 11 in punto. E se davvero il giudice decidesse di sequestrare i premi e qualcuno avesse vinto i cento e passa milioni, chi glielo spiegherebbe che il superpremio è congelato?
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