28 Settembre 2013

Iva, i soldi ci sono ma la tassa rischia di aumentare

Iva, i soldi ci sono ma la tassa rischia di aumentare

 

La cosa più urgente che ci si attendeva dal governo è – per ora – congelata: «Non ci sono le condizioni politiche per approvarlo». Il decreto che doveva rinviare (per la terza volta) l’ aumento dell’ Iva dal 21 al 22% non è stato portato al consiglio dei ministri.E se veramente si vuole sospendere la misura occorre provvedere entro martedì, quando l’ ultimo rinvio scadrà e l’ incremento dell’ aliquota ordinaria scatterà. Ma le coperture previste «sono una schifezza» , protesta Gasparri (Pdl). E Matteo Colannino (Pd) ribatte: «La follia del Pdl manda il paese in rovina. Grazie alla loro decisione sconsiderata aumenta l’ Iva».Ieri, intanto, in attesa del primo «chiarimento», era circolata una bozza di decreto nella quale si spiega dettagliatamente la modalità del possibile rinvio dell’ aumento Iva e la sua copertura finanziaria. Di invariato, rispetto a quanto detto nei giorni scorsi, c’ è il fatto che questo rinvio di tre mesi costa comunque un miliardo, e quindi il decreto segnala anche dove andare a pescare per la bisogna, cioè Ires. Irap e accise su carburanti e tabacchi. Come previsto.L’ Ires è l’ imposta sul reddito delle imprese alle quali è stato sempre chiesto di «anticipare» a fine anno una quota dell’ imposta dovuta per l’ anno successivo. Il fatto è che l’ anticipo, dopo aver sfiorato l’ intero ammontare, l’ ha ormai superato e oggi il governo chiedere il 103% del dovuto. L’ altra fonte di entrata resta, poi, il solito bancomat-benzina, cioè l’ aumento delle accise sui carburanti: si era parlato di 4 centesimi in più, mentre nella bozza si specifica che si tratta di «solo» 2 centesimi per quest’ anno, dopo di che diventano 2,5 fino al 15 febbraio 2015.Una dettagliata relazione tecnica allegata alla bozza precisa – conti alla mano – che così facendo ci si procura proprio quel miliardo (1,059 miliardi per l’ esattezza) che serve a «rinviare il rinvio del rinvio dell’ Iva» (perché del terzo si tratta). Ma di questa contrastata imposta, il decreto che ne porta il nome parla solo all’ articolo 6 (su 9 in totale), e questo perché si è approfittato del provvedimento per veicolare altre misure fiscali e sociali. E così, per esempio, si precisa che i tabacchi non aumenteranno, perché se aumenta l’ Iva sul loro prezzo, diminuiranno (di poco) le accise. Un altro articolo chiarisce che sarà rifinanziata la Cassa integrazione in deroga per il 2013 con un’ ulteriore somma di 330 milioni. La Bozza prevede anche l’ integrazione con 120 milioni di euro del fondo di solidarietà comunale istituito per il 2013 per compensare i Comuni del mancato gettito Imu. Similmente, il governo prende atto che l’ incertezza sui trasferimenti agli enti locali non ha consentito a molti comuni di fare un bilancio in tempi utili: doveva essere pronto per il 30 giugno, è stato prorogato al 30 settembre e – ora, in decreto – al 30 novembre. Passa anche quella che è stata definita una «sanatoria» sui giochi. Il contenzioso che oppone Fisco e gestori delle sale prevedeva un accordo sul pagamento di una quota pari al 25% del dovuto e che ora scende al 20%, aderendo al criterio del meglio pochi ma subito. Di fronte alla bozza le reazioni del mondo produttivo e dei consumatori non sono state buone. «Se le indiscrezioni sulla bozza del Dl Iva fossero confermate, si produrranno effetti recessivi pesanti su consumi e investimenti» afferma Confcommercio che vede nel rinvio solo una condanna differita. E i petrolieri, per via del ritocco delle accise: «Aumentare il costo dei carburanti è irresponsabile» tuona l’ Unione petrolifera, anche perché come dice l’ ad di Eni, Paolo Scaroni, «i consumi sono in continuo calo». Quanto ai normali consumatori, secondo il Codacons devono attendersi dal combinato disposto di queste misure una stangata di almeno 275 euro l’ anno a famiglia «senza contare gli effetti indiretti sui prezzi al dettaglio».

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