1 Ottobre 2013

Iva al 22%: come difendersi

Iva al 22%: come difendersi

Saltato il rinvio a gennaio dopo lo strappo di Berlusconi al governo, l’ aumento dell’ aliquota Iva dal 21 al 22% è da oggi diventato effettivo. Peserà sulle famiglie italiane in media per duecento euro in un anno, secondo quanto ha calcolato la Coop, che ha stimato anche una crescita dell’ inflazione dello 0,4%. Un nuovo sacrificio richiesto ai contribuenti italiani, considerato come nel paniere dell’ aliquota sono compresi una gran quantità di prodotti : dal caffè agli alcolici come birra e vino, dall’ abbigliamento alle calzature, passando per elettrodomestici, detersivi e stoviglie, automobili, pezzi di ricambio, carburanti. Ma anche giocattoli, televisori, tablet e prodotti tecnologici, piante, fiori e prodotti per la cura personale. Anche per andare dal barbiere o dall’ estetista gli italiani saranno costretti a spendere di più rispetto al passato. Se la politica promette di tornare indietro, servirà comunque un miliardo di euro, soltanto per il rinvio. IVA AL 22%: UNA MAZZATA PER TANTE FAMIGLIE – Soltanto pochi servizi e beni non saranno coinvolti nell’ aumento, dato che l’ aliquota che verrà aumentata è quella ordinaria. Esclusi soltanto i prodotti che rientrano nell’ aliquota ridotta al 10 o i beni di prima necessità – come pane, burro, frutta – inseriti in quella iper-ridotta del 4%. Photocredit: Stampa-Ansa Centimetri La Coop, noto marchio di distribuzione, ha spiegato che “opererà per limitare gli effetti dell’ aumento dell’ Iva e chiederà ai propri fornitori di collaborare a questo obiettivo”. L’ azienda chiede però “rapidi interventi correttivi da parte del Governo e del Parlamento per il riassorbimento di questo aumento della tassazione indiretta”, anche perché ,come sottolinea Coop, il nostro Paese è tra gli Stati membri dell’ Ue che registra già una tassazione elevata per quanto riguarda le imposte correlate alla ricchezza, nel momento in cui questa viene trasferita o consumata. L’ aumento dell’ Iva colpirà beni di largo consumo, pesando così in modo rilevante sulle famiglie meno ricche e sulle classi medie, così come aveva denunciato anche la Cgia. Non mancano i timori per le conseguenze negative sul potere di acquisto sulla domanda interna e sui consumi, aumentando la sfiducia di chi già considera lontana per l’ Italia una reale ripresa economica. IVA AL 22% : LE CONSEGUENZE PER LE FAMIGLIE ITALIANE – La vita per tanti italiani, costerà da oggi almeno l’ 1% di più. Tradotto in numeri, come spiegava Codacons, per le famiglie italiane composte da 5 persone l’ aggravio sarà di 349 euro a famiglia, mentre per un nucleo di tre individui l’ aumento su base annua sarà di 209 euro. Come ha sottolineato sulla Stampa Giovanni Cobolli Gigli , ex presidente del Cda della Juventus e dal 2011 presidente di Federdistribuzione, se il gettito previsto dovrebbe essere di 4,2 miliardi, in realtà il rischio è che “aumenti l’ evasione e si crei quello che sostanzialmente è una concorrenza sleale tra operatori”. Tanto da scatenare un calo dei consumi che non potrà avere conseguenze anche sul gettito. Tutto in un quadro nel quale gli stessi consumi erano già crollati a valore del 2,6%. Per i prossimi mese, tra instabilità politica e sfiducia, il rischio è che possano arrivare fino al -3%. Anche a livello psicologico, per i cittadini già stremati da due anni di sacrifici e balzelli (in particolare con le misure finanziarie basate su austerity e rigore del governo Monti) sarà una misura a dir poco impopolare. L’ aumento rischia di spingere le famiglie italiane a spendere di meno, eliminando parte del “carrello della spesa”, a causa della crescita dei costi. IVA AL 22%: CHI PROMETTE DI EVITARE AUMENTI – Per questo Coop, Esselunga, Ikea e altri stanno già cercando di rassicurare i consumatori, promettendo di contenere gli aumenti, per quanto possibile. In una nota il gruppo Esselunga ha spiegato che non modificherà la propria politica commerciale per quanto riguarda il contenimento dei prezzi, nonostante l’ aumento. Quello che l’ azienda definisce “l’ ultimo di una serie di forti pressioni economiche che ricadono sulle famiglie, alle quali Esselunga ha da sempre risposto ritardandone e limitandone l’ applicazione, come in occasione di analoga situazione registrata a settembre del 2011”. Simile il commento dell’ ad di Ikea, Lars Petersson: “Il passaggio dell’ imposta dal 21% al 22% non avrà impatto sul prezzo dei nostri prodotti”, ha spiegato. Anche i proprietari di negozi al dettaglio protestano, come riporta la Stampa: “I piccoli negozi di quartiere, da stamattina si troveranno le lamentele di chi trema di fronte a ogni euro in più che se ne esce di tasca. “Le assicuro che, pur senza avere la forza contrattuale della grande distribuzione, i nostri listini non verranno toccati finché avremo delle scorte, fin quando avremo la forza di farcela”, spiega Dino Abbascià, presidente di Fida, che riunisce 50 mila dettaglianti. Anche qui: si potrà ammortizzare l’ urto per qualche mese” In attesa che la politica recuperi stabilità e il governo riesca a rivedere le misure, ritoccando panieri ed aliquote.
 
 

 
 

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