5 Luglio 2014

Italiani più poveri e più spendaccioni

Italiani più poveri e più spendaccioni

ROMA. Il potere d’ acquisto delle famiglie torna a scendere: dopo i primi segnali positivi arrivati a fine anno, il reddito reale delle famiglie italiane a inizio 2014 registra una nuova battuta d’ arresto. Tra gennaio e marzo l’ Istat calcola una perdita dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,2% su base annua. Piccoli passi indietro che, però, cambiano la tendenza del 2014, partito tutto in salita. Ma, nonostante i bilanci in rosso, gli italiani riprendono a spendere. I consumi crescono, anche in questo caso si tratta solo di oscillazioni (+0,2%), ma la soglia dello zero non veniva superata da ben due anni. Tutto, però, a scapito dei risparmi, visto che i redditi sono in stallo. Eppure l’ Istat nelle sue previsioni per l’ economia italiana aveva stimato per il 2014 un potere d’ acquisto finalmente in rialzo, dopo una striscia di cali annui che proseguiva ininterrotta dal 2008. Ora, oltre ai sette anni ci sono da recuperare anche i primi tre mesi del 2014. Intanto, però, le famiglie italiane sembrano aver rinunciato ad aspettare la crescita del potere d’ acquisto per tornare a spendere, anche perché magari ci sono esborsi «obbligati» che non possono attendere. I risultati del secondo trimestre saranno quindi cruciali per capire se davvero gli italiani hanno allentato i cordoni della borsa. D’ altra parte sui prossimi dati potrà trovarsi traccia del bonus degli 80 euro. Per ora i consumi vengono finanziati attraverso quanto messo da parte, tanto che la propensione al risparmio delle famiglie scende di nuovo, fermandosi al 10%. Il calo è solo di 0,2 punti sull’ ultimo trimestre del 2013, mentre il confronto annuo è ancora positivo. Ma lo scarto congiunturale la dice lunga sul cambiamento di abitudini indotto da una crisi con mille code: gli italiani sono da sempre considerati un paese di «formiche», dedito ad accantonare il più possibile, per poi magari comprare una casa. Evidentemente i tempi sono cambiati, con gli investimenti delle famiglie, che coincidono con gli acquisti immobiliari, in deciso calo. Basti pensare che il tasso d’ investimento è sceso ai livelli di 12 anni fa. E ancora peggio va per le imprese, il monitoraggio dell’ Istat sul fronte AALLITTAALLIAA: VVERTTICE DI AANPAAC,, AAVVIAA E AANPAAVV CON MINI STTRO E AAZIENDAA aziendale, escluso il ramo finanziario, rileva un tasso d’ investimento al minimo storico. In stallo anche i profitti, la loro quota (39,2%) è diminuita di 0,5 punti sul trimestre precedente, anche se in aumento di 0,3 punti su base annua. Tutti dati che non piacciono ai consumatori, a cominciare dal Codacons, che avverte: «Se nel corso del 2014 proseguirà il trend negativo del potere d’ acquisto, anche i consumi a fine anno registreranno segno negativo». Per la vicesegretaria del Pd, Debora Serracchiani, «il risanamento dei conti pubblici che abbiamo condotto con un’ attenta valutazione delle spese è una strada corretta e virtuosa se vogliamo mettere il Paese nelle condizioni di agganciare la ripresa, che durante l’ anno arriverà nell’ Eurozona. Il calo della pressione fiscale e del rapporto fra indebitamento netto e Pil sono segnali importanti che ci danno fiducia – ha proseguito -. La stagnazione del potere d’ acquisto delle famiglie conferma che sono state molto opportune le scelte del Governo Renzi sul decreto Irpef, finalizzate proprio a rilanciare consumi e potere d’ acquisto che in questi anni di crisi economica hanno visto una contrazione senza precedenti».

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