13 Gennaio 2013

Italiani pessimisti, l’ 84% vede un 2013 “nero”

Italiani pessimisti, l’ 84% vede un 2013 “nero”

        

ROMA. Emergenza lavoro, tasse, difficoltà ad arrivare a fine mese. Le montagne da scalare, in una crisi che sembra ormai senza uscita, sono ancora molte per gli italiani, che per il 2013 vedono sempre più nero. Per la netta maggioranza, l’ anno appena iniziato non porterà ad alcuna evoluzione positiva della crisi. Anzi, quasi 9 italiani su 10 pensano di dover assistere nei prossimi dodici mesi ad un ulteriore peggioramento della situazione economica e sociale del Paese. Il quadro di totale sfiducia emerge da un sondaggio Confesercenti -Swg, secondo cui solo il 16% degli intervistati – la metà dello scorso anno – vede in arrivo un miglioramento per l’ economia del Paese, mentre il restante 84% pensa che il 2013 porterà ad un aggravamento delle prospettive generali. Se per l’ Italia ci si aspetta un ulteriore inasprimento della crisi, le prospettive per la propria famiglia e la situazione personale non sono meno negative. L’ 86% degli italiani interpellati nell’ indagine non crede in un miglioramento. Il 52% ritiene che la situazione rimarrà la stessa, in aumento del 5% sullo scorso anno. Calano gli ottimisti, che passano dal 1 7 al 14%, così come i pessimisti, che scendono al 34% dal 36% dello scorso anno. La lista di priorità indicate per il prossimo governo inizia quindi dall’ emergenza lavoro, seguita dall’ esigenza, sentitissima, di abbassare le tasse e di ridurre i costi della politica. L’ accento posto sulla questione occupazione, spiega Confesercenti, nasce dalla crescente difficoltà degli italiani ad arrivare alla fine del mese con i loro guadagni. Nel 2012 il 41% degli interpellati dichiara di non riuscirci, nè con il proprio reddito nè con quello familiare. Del resto, calcolano Adusbef e Federconsumatori, il governo Monti ha stangato le famiglie presentando un conto di 8.336 euro nel biennio 2012-2013: 2.200 euro di aumenti di prezzi e tariffe, 4.636 euro di «costi occulti» derivanti dall’ aumento del debito pubblico e 1.500 euro di ulteriori rincari previsti per il 2013. «Addossare in un biennio 8.336 euro sulle spalle di ogni famiglia, – attaccano le associazioni dei consumatori – oltre ad uccidere la ripresa dell’ economia, uccide qualsiasi speranza sul futuro». Anche secondo il Codacons, i risultati dell’ indagine condotta da Confesercenti sono allarmanti e fanno prevedere un anno orribile per l’ economia italiana. «Con questi presupposti, nel 2013 si verificherà una ulteriore riduzione dei consumi, che farà segnare un nuovo record negativo per il nostro paese». i Il caso emblematico di Chiara – Chiara ha 21 anni, un diploma al liceo artistico, e ha scelto di lavorare in una pasticceria di giorno e in una birreria di sera perchè sogna di metter su un pub tutto suo. Mentre gli artigiani, secondo una ricerca del Censis per la Cna pubblicata ieri, dicono che i giovani italiani sono un pò presuntosi e troppo esigenti, Chiara dimostra che si può lavorare subito dopo il diploma senza essere troppo “choosy”. Vive a Milano Chiara Tomassini in una famiglia della media borghesia. Il padre lavora nel suo studio di ingegneria e la madre è dipendente pubblico. Dopo il diploma ha «scelto» di rimboccarsi le maniche e lavorare duro per inseguire un sogno «che avevo da sempre». A Chiara «piaceva molto anche studiare – racconta – ma alla fine ho deciso di impegnarmi per aprirmi un pub, magari con un socio, e magari anche prima di compiere 40 anni», dice ridendo. Ma aggiunge subito: «So che è un grande rischio, ma è quello che voglio». Per questo, dopo un’ esperienza fuori di casa, ha deciso di tornare a vivere in famiglia: vuole risparmiare per crearsi un capitale, ma «i lavori che sto facendo mi servono anche come curriculum per prepararmi a gestire l’ attività che voglio aprire». È una ragazza molto determinata e ha le idee ben chiare su come raggiungere il suo obiettivo: «In pasticceria lavoro 40 ore alla settimana con un contratto di apprendistato». Lo stipendio è di «700 euro al mese che riesco a mettere interamente da parte, perchè le spese personali me le pago con il lavoro in birreria. Ci vado qualche sera a settimana, quando serve, perchè è uno di quei lavori a chiamata». Per una serata, ossia per un turno di 8 ore che finisce alle due notte, guadagna 50 euro «ma fino all’ anno scorso era il mio lavoro fisso e prendevo all’ incirca 1.200 euro al mese». Tutti gli amici di Chiara invece studiano, ma «nessuno sta con le mani in mano». «La maggior parte dei miei amici studia all’ università o frequenta corsi professionali, ma comunque nel frattempo tutti lavorano». C’ è chi fa il cameriere, chi si arrangia con le ripetizioni private o è attivo nel volontariato. i.
        

 
       

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