23 Marzo 2006

Italiani, parole e musica

Italiani, parole e musica


Crescono gli spettacoli dal vivo, giù cinema e discoteche





ROMA – Il pubblico cerca i momenti di condivisione collettiva, i frammenti di socializzazione legati alla cultura nei modi più diversi. Questo si evince dalle statistiche elaborate dalla Siae relativamente alla spesa degli italiani per lo spettacolo nel 2005, una spesa che ammonta a circa un miliardo e mezzo di euro e che raccoglie cinema, teatro e concerti. Un miliardo e mezzo che significa, però, la cifra più bassa dal 2001 ad oggi e una flessione del 5,5% rispetto al 2004, anno in cui si era registrato un aumento del 4,2% rispetto al precedente.
Di chi è la ?colpa?? A determinare la diminuzione sono i risultati poco consolanti del cinema (-8,6% nel nostro Paese, più o meno lo stesso che negli Usa lo scorso anno) e del ballo (-9,39%, e parliamo naturalmente del ballo da discoteca et similia), mentre lo spettacolo dal vivo continua la sua ascesa: per concerti, commedie musicali, teatro e spettacoli di danza gli italiani hanno speso più di 500 milioni di euro, il 2,03% in più rispetto al 2004, anno in cui la spesa era già cresciuta dell?8,6% rispetto al 2003.
Come si spiega l?aumento della spesa teatrale e il decremento di quella cinematografica, quando il prezzo del biglietto per il cinema (che sostanzialmente è rimasto invariato con un +0,42%) è in media inferiore, quindi più allettante di quello che si paga al botteghino di qualsiasi teatro? Secondo Giorgio Assumma, presidente della Siae, siamo di fronte a un vero e proprio momento di ricambio socio-culturale: «E? da escludere la valutazione qualitativa, perché il livello dei film è sempre buono. L?erosione è dovuta al fatto che ormai la pellicola viene passata in televisione a distanza ravvicinata dall?uscita nelle sale e molti preferiscono vedere il film a casa. Per questo non bisogna sottovalutare il problema del consumo tramite telefonia mobile: siamo un popolo di pendolari e diventerà abitudine comune guardare un film sul cellulare mentre si viaggia in treno». Il Codacons ribatte che la colpa è del caro prezzi. Il portavoce dell?associazione dei consumatori, Carlo Rienzi, sostiene che «se la gente va meno al cinema o in discoteca è perché è diminuito il potere d?acquisto degli italiani, a causa del costante aumento di prezzi avvenuto negli ultimi anni. Nel 2006 un ingresso in discoteca costa mediamente quasi il 100% in più rispetto al 2001 e anche il prezzo delle consumazioni nelle sale da ballo ha visto forti incrementi». Stessa cosa per il cinema: «Oggi un biglietto intero costa mediamente 7,50 euro, ai tempi delle lire ne bastavano 12-13 mila per lo stesso biglietto».
Ciò non toglie che lo spettacolo dal vivo abbia visto aumenti rilevanti nella prosa (+7,7%), nel balletto (+12,24%) e nei recital letterari (+28,3%). Proprio questi ultimi costituiscono il dato più eclatante, «a conferma del fatto che la liturgia dello spettacolo dal vivo è condivisa dagli italiani», conclude Assumma. «Il costante impoverimento delle famiglie – obietta Rienzi – ha portato i cittadini ad allontanarsi sempre più dallo svago. A resistere sono solo quegli spettacoli di nicchia (come i recital letterari) i cui cultori sono disposti ancora a spendere cifre elevate». Cifre, comunque, non troppo diverse da quelle di alcuni spettacoli di prosa.

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