13 Agosto 2009

Italiani, occhio ai raggiri

Non è strettamente necessario essere giapponesi in vacanza a Roma o Milano e non avere confidenza con la lingua per essere raggirati in un ristorante. Mario e Michela l’italiano lo conoscono benissimo. Ed avevano scelto un’osteria alle porte di Arezzo perchè sulla porta d’ingresso c’era scritto "menù fisso, 10 euro". Solo che al momento del conto – denunciano a Dillo al Messaggero Estate – al posto dei 20 euro concordati, si vedono arrivare una botta da 30. La colpa? Aver chiesto due coca cola invece dell’acqua liscia. In pratica, 5 euro a testa per due bottigliette da 25 cl. Un po’ troppo. Bastava saperlo prima. Ma il cameriere non glielo aveva detto. E i due coniugi si fidavano. Ecco, appunto. Mai fidarsi troppo. Con l’estate, la tentazione di fare i furbi galoppa nella testa di alcuni esercenti. E si moltiplicano storie di salassi e lamentele. Lo studente Renato di Napoli aveva promesso alla fidanzata di portarla nel miglior caffè di Venezia, a Piazza San Marco. Ci andava anche Casanova, a suo tempo. Sapeva che quella sosta romantica gli sarebbe costata un occhio. Lo aveva immaginato scorrendo il menù. Otto euro per un the, sedici per un cioccolatino assortito. «Ma non avrei mai immaginato – si sfoga – di dover pagare 20 euro per la musica all’aperto. Quando ho protestato, mi hanno risposto che è così ma solo quando c’è l’orchestra». Meno male. «Chiamare subito i carabinieri». Non va tanto per il sottile Rosario Trefiletti, Presidente di Federconsumatori. «Purtroppo – dice – spesso non c’è altra soluzione. E’ vero che la regola numero uno è sempre quella di leggere il menù da cima a fondo. Ma nei casi più palesi di raggiro, far intervenire la forza pubblica è utile. Serve come deterrente. E’ vero che i prezzi sono liberi, però c’è un limite a tutto. Comunque – annuncia Trefiletti – insieme alla Fipe abbiamo siglato un accordo che introduce un "Protocollo di conciliazione", uno strumento di cui i cittadini potranno servirsi per difendersi nei casi più gravi se ritengono di essere stati truffati negli esercizi». Sfortunatamente se ne riparla da settembre, con l’estate al tramonto. Intanto c’è da fare i conti – è proprio il caso di dirlo – con quello che succede in giro. Come quella coppia di Roma che racconta a Dillo al Messaggero Estate la sua gita sulla spiaggia di Ramazzino, a Porto Cervo. «Volevamo due caffè, ne abbiano condiviso uno. Non ci sembrava una cosa normale farci pagare 11 euro a tazzina». Tenersi lontano dai posti dei vip se non è nella disponibilità del proprio portafogli, verrebbe da dire. A Cortina, lettori segnalano Sacher Torte da 13 euro a porzione. Neppure buonissime. A Forte dei Marmi un ombrellone con due sdraio non si paga meno di 30 euro e la media sta intorno ai 60. «A Firenze – scrive Guido da Viterbo – un’insalata in Piazza della Signoria ci è costata 10 euro. E c’era poco da scegliere. lì era tutto così».  Carlo Rienzi, presidente Codacons, segnala che nella stagione estiva le denunce raccolte dell’associazione raddoppiano. «E noi giriamo tutto ai Nas per le opportune verifiche», dice. Rienzi sostiene che i comuni che concedono le licenze per ristoranti e spiagge dovrebbero vigilare di più per non permettere che i prezzi vadano alle stelle. «Sarebbe opportuno ma mi pare che non lo facciano proprio. Solo in Italia è così». E in attesa che il fantomatico Mister Prezzi batta un colpo, l’unica microscopica battaglia vinta, a quanto pare, è quella sul famigerato "pane e coperto". E’ stato abolito nel Lazio. Se lo vedete nel menù, protestate.

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