23 Aprile 2019

Italiani in causa con i Comuni: basta con le strade colabrodo

claudia osmetti marco bardesono È un Paese in causa con se stesso, il nostro. Ché da Nord a Sud le amministrazioni comunali dello Stivale sono costantemente alle prese con ondate di cittadini inferociti. Per i disagi causati da strade che sembrano una fetta di groviera e da un asfalto che di liscio ha solo il ricordo (di bitume manco a parlarne: nel 2018 la Codacons ha fatto analizzare le carreggiate di Roma e ha scoperto che la sua percentuale, nelle arterie che circondano il Colosseo, è appena del 3,9% quando a sentire l’ Anas restare sotto la soglia del 4,5 è intollerabile). Si fanno male gli italiani a percorrerle, sì. Poi, una volta usciti dal pronto soccorso, entrano nello studio dell’ avvocato di fiducia. E intentano un’ azione legale con il Municipio di turno. Risarcimenti, contenziosi e quel che ne consegue: alla cartella clinica, nella maggior parte dei casi una prognosi di qualche giorno, si sostituisce il faldone del tribunale. Son dolori, e mica solo fisici. LE DUE METROPOLI Il primato, non è una novità, è della Capitale. «L’ anno scorso il Campidoglio ha pagato 13 milioni di euro per gli indennizzi legati al dissesto stradale, sono state presentate 4.500 richieste risarcitorie dagli automobilisti e dalle assicurazioni. E dire che la spesa in questione, nel 2017, era ferma a sette milioni di euro», sbottano dalla Codacons. Insomma, numeri che gridano vendetta: significa, calcolatrice alla mano, che ogni giorno alla porta della sindaca Virginia Raggi bussano più di dodici romani che lamentano un qualche danno. Roba da non avere un minuto libero per amministrare il resto della città, altroché. Con situazioni al limite del ridicolo, tra l’ altro: una professoressa 76enne si è rotta un braccio precipitando in una buca del quartiere Trieste, la Cassazione (dopo 13 anni di processo infinito) nel gennaio scorso le ha risposto picche, cioè le ha negato ogni indennizzo, perché bastava attraversare la strada «con un minimo di diligenza» per non scivolarci dentro. Della serie, la buca c’ era ma era ben visibile: e la signora mezza ingessata è stata pure condannata al pagamento di 30mila euro per le spese processuali. Alla fine è stata lei a dover risarcire il Comune, pazzesco. Qualche chilometro più su e la situazione cambia: a Milano i numeri fanno molta meno impressione. Nel triennio 2016-18 Palazzo Marino ha messo mano alle casse comunale per una somma di “appena” (si fa per dire) un milione e 600mila euro: nel 2016 ha risarcito 669 cittadini con la causale “insidia stradale” (per un valore economico di 982mila euro), nel 2017 altri 472 (546mila euro) e l’ anno scorso altri 302 (151mila euro). I procedimenti finiti davanti al tribunale, però, sono stati molto meno: 67 nel 2016, 39 nel 2017 e solo sei nel 2018. Sarà che qualche mese fa l’ amministrazione della Madonnina ha aperto un vero e proprio call-center per segnalare il segnalabile (e metterci una pezza): ma almeno lì il trend è in netta decrescita. LITI SoTTO LA MOLE A Torino nel conto c’ è un po’ di tutto: rami caduti, marciapiedi trasformati in “patinoire” dal ghiaccio e le onnipresenti le buche. Nel quadriennio 2014-2018 i cittadini che hanno chiesto giustizia al Comune di Chiara Appendino sono stati 4.012: 1.034 nel 2014, 714 nel 2015, 677 nel 2016, 730 nel 2017 e 857 nel 2018. Il punto è che, statisticamente, solo il 6,5% dei sinistri segue tutto l’ iter risarcitorio fino alla causa civile. Lo scorso anno questa percentuale è precipitata allo 0,4%, ma tre anni fa era del 7,2 (anche se l’ anno più litigioso per gli automobilisti della Mole è stato il 2015: 68 cause, il 9,5% dei casi segnalati). Tant’ è: in quattro anni sono arrivati al tribunale piemontese 229 fascicoli: tante ossa fratturate, denti che saltano, cerchioni che si piegano, ma – rispetto al resto d’ Italia – pochi avvocati di mezzo. Sul perché ci sono diversi fattori: molte persone, dopo essersi rivolte al Comune, valutano di non avere i requisiti necessari per le vie legali; altre gettano la spugna con la motivazione che “il gioco non vale la candela”; e altre ancora riescono a strappare un accordo extragiudiziale con i legali della compagnia assicurativa della città. Ma il risultato è che i risarcimenti pagati dal Comune di Torino, in quattro anni, ammontano a poco meno di un milione di euro. LA TRAGEDIA DI GENOVA Si chiamava Emilio Quinto e aveva 87 anni l’ uomo che è stato trovato morto il 18 marzo del 2018, giusto un anno fa, in una voragine, profonda tre metri, che si era aperta nel 2016 a causa dell’ alluvione in via Berno, nel quartiere di San Fruttuoso, a Genova. Sul caso la Procura aveva aperto un’ inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti. L’ anziano era uscito di casa per chiedere aiuto dopo essersi sentito male ed era caduto nel buco nero. Nell’ ultimo periodo, nel capoluogo ligure, sono stati registrati 101 incidenti ad auto, moto, biciclette e pedoni per le buche nell’ asfalto: il Comune, per evitare di finire davanti al giudice ad ogni piè sospinto, ha prestampato un modulo di risarcimento danni in via extra giudiziale che ogni cittadino può facilmente scaricare dal sito internet del Municipio. Una procedura tutto sommato non particolarmente complicata che ha abbattuto il contenzioso di quasi l’ 80%. Nell’ ultimo triennio, infatti, le cause di fronte a un magistrato non sono state più di una ventina e tra extragiudiziale e ordinanze, le assicurazioni che tutelano il Comune hanno rimborsato una cifra totale che non raggiunge neppure i 200mila euro. NAPOLI E IL SUD Va maluccio però al Sud, dove ad aprire le fila è Napoli. All’ ombra del Vesuvio la giunta guidata da Luigi De Magistris sborsa, ogni santissimo anno, la bellezza di dieci milioni di euro per i risarcimenti a persone o auto incappate in qualche buca. Un dato ufficioso, raccontava nemmeno un mese fa alla stampa locale Nino Simeone, il presidente della commissione Trasporti della città partenopea «che però sono sconcertanti e frastornanti». Appunto. A Salerno ci sono state, in tutto il 2018, 318 richieste di risarcimento per buche e marciapiedi sconnessi, ma le denunce sono fioccate a iosa. Nel periodo tra settembre e dicembre, tanto per capirci, gli uffici del Comune hanno archiviato anche 160 denunce al giorno, mentre nel resto dell’ anno “appena” 20 al mese. Infine: Canicattì, Palermo, Castellammare di Stabia, il fenomeno delle strade modello Emmental riguarda un po’ tutti. IL VADEMECUM Già, ma cosa fare in questi casi? Molti Comuni (da quello di Varese a quello di Roma) hanno stilato dei vademecum per non perdere tempo (e soldi) nella richiesta di indennizzo. I consigli principali sono presto detti (con l’ avvertenza, s’ intende, che è sempre bene controllare le norme di specie di ogni singola amministrazione prima di procedere): scattare una foto sul luogo dell’ incidente, trovare testimoni che possano confermare quanto accaduto, chiamare e informare le autorità (la Polizia stradale fa questo di lavoro, non siate timidi), conservare le fatture e le ricevute del meccanico qualora sia coinvolta anche la macchina sulla quale viaggiate e avere pazienza. Questioni simili, purtroppo, non si risolvono in un amen. Ma possono passare anche mesi dalla prima segnalazione. riproduzione riservata In queste immagini, alcuni esempi di buche nelle strade italiane. Più precisamente, in alto una voragine che si aperta a Roma (a destra) e una a Milano (a sinistra). Qui sopra, a destra un wc piazzato su una buca a Napoli e, a sinistra, un cartello che avverte gli automobilisti.

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