Italiani, eterne formichine: risparmi per 906 miliardi L’ incubo è la disoccupazione
ROMA – UN PAESE col freno a mano tirato, che non fa progetti in attesa di una spinta per risalire la china. Ma che, a maggior ragione, rafforza la capacità tipica della formica di «mettere da parte» cercando conforto fra le mura domestiche. E’ la sintesi che emerge dall’ Annuario italiano 2010 pubblicato dall’ Istat: 832 pagine di dati e analisi suddivise per capitoli, accompagnate da tabelle, grafici, sondaggi e un dettagliatissimo glossario, con le note metodologiche che rinviano a ulteriori ricerche e archivi. Ma i numeri non dicono tutto. E le tecniche di rilevazione statistica si prestano alle discussioni. Così, se il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, osserva che «l’ incremento della spesa sociale registrato dall’ Istat evidenzia l’ esatto opposto di quanto la sinistra ha continuamente affermato», Federconsumatori e Adusbef definiscono «inverosimile» il dato Istat «che vedrebbe un italiano su due soddisfatto della propria situazione economica». Per il Codacons, poi, «gli italiani fanno la fame, sembra di essere tornati ai tempi della guerra». ORMAI neanche l’ apporto degli immigrati (4,2 milioni su una popolazione di 60,3) riesce a far ringiovanire il Paese: nel 2009, a fronte di un italiano su cinque ultrasessantacinquenne, cala infatti a 1,41 figli per donna il tasso di fecondità, registrando per la prima volta dal 1995 un passo indietro rispetto a un andamento già non esaltante. Una realtà complessa, di singoli e «insiemi», percorsa da preoccupazioni di ogni genere: un terzo degli italiani non si fida dell’ acqua di rubinetto (d’ altra parte gli allarmi ricorrenti sulla minerale non è che rassicurino), il 42,6% lamenta problemi legati al traffico, il 55% problemi di accoglienza al Pronto Soccorso e il 26,8% persino di agibilità nei supermercati. A far da contraltare, però, c’ è una riserva mentale grande come una casa: tre italiani su quattro sono proprietari dell’ alloggio in cui abitano e i depositi bancari sono cresciuti di ben 90 miliardi, superando i 906 miliardi di euro (nonostante il 2009 sia stato un anno di crisi nera). Quanto al superfluo che ormai non è più tale, nove famiglie su dieci hanno almeno un telefono cellulare e tendono con questo a soppiantare il vecchio «fisso». Ma l’ Italia di oggi è anche un Paese che non riesce a superare una serie di difficoltà strutturali: nel 2009 gli occupati sono calati dell’ 1,6%, ed è la prima volta che si registra un calo dopo 14 anni consecutivi di crescita. SUL VERSANTE della sicurezza collettiva, la popolazione carceraria è aumentata dell’ 11,5% (eppure i reati sono in calo del 7,6%), è straniero un detenuto su tre, tossicodipendente uno su quattro. All’ università calano le iscrizioni: -3,6% nell’ anno accademico 2008/2009 rispetto all’ anno precedente (che già registrava una flessione). Mentre la dimensione privata riserva qualche sorpresa positiva: la quota più alta di lettori accaniti (oltre il 70%) si trova nella classe di età 11-14 anni. E se aumentano i giovani lettori, crescono anche gli anziani utilizzatori di Internet: c’ è un aumento di quattro punti percentuali dei «navigatori» ultrasessantacinquenni.
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