27 Novembre 2014

Italiani alla fame: si taglia su tutto

Italiani alla fame: si taglia su tutto

L’ ennesima conferma del fatto che i risparmi degli italiani sono ormai agli sgoccioli arriva dai numeri presentati ieri dalla Coldiretti. Questi dati ci dicono che quasi la metà della popolazione del Belpaese, il 42%, riesce appena a pagare le spese strettamente necessarie senza potersi permettere alcuno sfizio ulteriore. Oltre 3 milioni di famiglie poi ( il 14% del totale) non riescono nemmeno a fare fronte ai propri bisogni primari. A vivere senza affanni e preoccupazioni economiche sono solo il 39% degli italiani. Il 56% invece ha ridotto i propri consumi alimentari e/o quelli per l’ abbigliamento. Il 47% addirittura ha rinunciato al dentista. Quanto alle spese per divertimenti e attività culturali, in tempi di crisi, sono le prime ad essere tagliate: fanno a meno di frequentare bar, discoteche e ristoranti il 47% dei nostri connazionali mentre ha detto addio ad ogni consumo culturale il 37% della popolazione. Considerati questi numeri non sorprende che, come ha registrato sempre ieri l’ Istat, il tasso di fiducia dei consumatori sia ulteriormente crollato a 101, 4 dal 101,9 di settembre. In queste condizioni, fa presente la Coldiretti, l’ eventuale aumento dell’ Iva dal 4% e dal 10% ad un’ unica aliquota del 15%, ipotesi prevista come clausola di salvaguardia della Legge di Stabilità, avrebbe effetti devastanti. Se l’ aumento scattasse le famiglie italiane si troverebbero, nel complesso, a spendere all’ anno 1,35 miliardi di euro in più per la frutta, 650 milioni per il pane e 100 milioni per le uova fresche. La diminuzione della fiducia dei consumatori a novembre registrata dall’ Istat è per il Codacons solo «l’ antipasto di Natale». «L’ indice in discesa avrà inevitabili ripercussioni sulle spese a breve termine delle famiglie», spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi , «in assenza di fiducia sul futuro del paese e sulla propria situazione economica, infatti, i cittadini contrarranno i consumi e rimanderanno gli acquisti non indispensabili». «Il dato registrato dall’ Istat conferma quindi la propensione al risparmio degli italiani durante le prossime festività natalizie, che saranno caratterizzate da un generalizzato calo delle vendite del -5% e da un giro d’ affari che passa dai 10,3 miliardi di euro del 2013 ai 9,8 miliardi del 2014», conclude Rienzi. E Paolo Mameli, senior economist Direzione centrale Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo,commenta così la flessione dell’ indice di indice di fiducia: «Le prospettive per la spesa delle famiglie restano poco brillanti. I consumi di contabilità nazionale hanno smesso di calare , ma la ripresa e’ talmente debole da non riuscire a compensare il protrarsi della contrazione degli investimenti». «Per la verità il dettaglio e’ misto e non uniformemente negativo», sottolinea poi Mameli, «se continuano a calare le valutazioni sulla situazione personale degli intervistati e le condizioni correnti, viceversa le famiglie sono meno pessimiste riguardo al clima economico nazionale (sia corrente che atteso) e risultano stabili, dopo la flessione dei mesi scorsi, i giudizi sul clima futuro. Una nota meno negativa viene anche dal rientro, dopo il rimbalzo del mese scorso, delle aspettative sulla disoccupazione». Dati diametralmente in contro tendenza con quelli italiani arrivano invece dagli Usa: la fiducia dei consumatori negli Stati Uniti è salita ai nuovi massimi da 7 anni a novembre. L’ indice calcolato dall’ Università del Michigan è balzato a 88,8 punti dagli 86,9 di ottobre. Si tratta del livello più alto da luglio 2007.

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