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12 Giugno 2010

Italia spendacciona d’ Europa Ma con i pensionati più poveri

– ROMA – COME SPENDERE più di tutti e avere i pensionati più poveri di Eurolandia. A quanto pare è quanto succede all’ Italia, che destina ai trattamenti previdenziali il 15,38% del Pil (poco più di 242 miliardi) contro una media Ue che la Cgia di Mestre calcola sia del 12,2%. Eppure il 71,9% dei nostri pensionati percepisce un assegno mensile che non supera i mille euro. Infatti il 45,9% riceve addirittura importi mensili inferiori ai 500 euro e il 26% sta tra i 500 e i mille euro. Della restante quota, il 13,4% prende tra i 1000 e i 1.500 euro, mentre a superare questa soglia è solo il 14,7% del totale. I dati sfornati ieri dall’ Istat si riferiscono al 2008 e sono relativi alle rilevazioni annuali sui trattamenti previdenziali condotte dall’ Inps. SE SI TRASFORMANO le percentuali in numeri, arriva la conferma che si tratta realmente di pensioni da fame: oltre 8 milioni di pensionati, su un totale di 16,8 (invalidi compresi) ricevono, spiega il rapporto, un «assegno da poveri», che consente cioè una spesa inferiore alla soglia di povertà relativa fissata dallo stesso Istat in 999,67 euro al mese. Naturlamente, come al solito, si parla di medie, ma scomponendo i dati si scopre che le donne guadagano il 30% in meno degli uomini. In altre parole alla fine dell’ anno il loro assegno è più leggero di 5.231 euro: 11.906 euro medi di guadagno contro 17.137. Nel 2008 i pensionati erano mediamente 70 ogni cento occupati, con un carico maggiore nel Mezzogiorno: il rapporto era di 79 a 100, contro il 65 a 100 del Nord. L’ Istat spiega poi che il 69,9% dei pensionati ha più di 64 anni, mentre il 26,6% ha una età compresa tra i 40 e i 64 anni e il 3,7% meno di 40 anni. Ma non si tratta della piaga delle pensioni baby, visto che la maggior parte di questi under 40 percepisce una pensione di invalidità. «I dati Istat dimostrano chiaramente come i pensionati italiani siano i più poveri d’ Europa», commenta il presidente del Codacons, Carlo Renzi, che sottolinea: «Sul fronte pensionistico siamo il fanalino di coda dell’ Europa. Non solo gli importi percepiti da quasi la metà dei pensionati rappresentano una miseria, ma addirittura sulle pensioni italiane grava una pressione fiscale ben più alta rispetto a quella di altri paesi europei». Di pensioni si parlerà anche durante l’ iter della manovra economica (si inizia martedì al Senato), che ha introdotto la «finestra «scorrevole» per lasciare il lavoro. Per dire di no alla manovra (che colpisce gli statali e comporta tagli pesanti a Regioni ed enti locali) oggi scende in piazza la Cgil. IERI il ministero dell’ Economia ha invece ufficialmente comunicato il rinvio dal 16 giugno al 6 luglio dei termini per il versamento di Unico senza alcuna maggiorazione. La proroga, spiega via XX Settembre, «è stata stabilita anche tenendo conto della contingente situazione economica che ha comportato la profonda revisione degli studi di settore, conseguente alle richieste delle categorie interessate».
 

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