Italia, record per il tasso di occupazione delle donne
-
fonte:
- Milanofinanza.it
di Francesca Gerosa
A gennaio 2018 la stima degli occupati è tornata a crescere in Italia: +0,1%, pari a +25mila rispetto a dicembre. L’aumento dell’occupazione registrato dall’Istat ha riguardato soprattutto gli ultracinquantenni (+335 mila) ma anche i 15-24enni (+106 mila), mentre sono calati i 25-49enni (-285 mila). Al netto dell’effetto della componente demografica, l’incidenza degli occupati sulla popolazione è risultata in crescita su base annua per i 15-34enni (+2,0%) e gli over 50 (+1,8%), mentre è scesa per i 35-49enni (-0,4%).
Il calo della popolazione tra 15 e 49 anni ha influito in modo decisivo sulla variazione dell’occupazione nei dodici mesi in questa fascia di età, attenuando l’aumento per i 15-34enni e accentuando il calo per i 35-49enni. Al contrario, la crescita della popolazione degli ultracinquantenni ne ha amplificato, in valore
assoluto, la crescita occupazionale.
E’ poi record per il tasso di occupazione delle donne, pari al 40,3%, il più alto livello di sempre. Anche il tasso di inattivi è calato al 43,7% (-0,4%) è il più basso di sempre, e cioè da quando sono iniziate le serie storiche. In particolare, a gennaio, hanno spiegato gli esperti dell’istituto di via Balbo, l’aumento dell’occupazione è stato determinato dalla componente femminile (+0,4%) a fronte di un calo per quella maschile (-0,1%).
Il tasso di occupazione dei 15-64enni è salito al 49,3% per le donne (+0,2 punti). Il calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni ha interessato prevalentemente le donne (-0,9%) e in misura più lieve gli uomini (-0,1%). Mentre il tasso di inattività maschile è rimasto stabile al 25,2% e quello femminile è sceso al 43,7% (-0,4 punti percentuali).
L’occupazione è cresciuta, ma è soprattutto a termine. A gennaio l’aumento degli occupati su base annua è stato dello 0,7% (+156 mila) determinato esclusivamente dalle donne. La crescita si è concentrata solo tra i lavoratori a termine (+409 mila), viceversa sono calati gli indipendenti (-191 mila) e i permanenti (-62 mila). Il numero dei contratti a termine, ha precisato l’Istat, è il più alto da sempre: il dato record è di 2.916.000.
Quanto alla disoccupazione a gennaio è risalita all’11,1% (+0,2 punti percentuali rispetto a dicembre). La stima delle persone in cerca di occupazione è tornata a crescere (+2,3%, +64mila) dopo cinque mesi consecutivi di calo. L’aumento della disoccupazione ha interessato donne e uomini e si distribuisce tra tutte le classi di età.
E’ però continuata a calare a gennaio la disoccupazione giovanile. La disoccupazione degli under 25 è scesa al 31,5% (-1,2 punti) toccando il livello più basso da dicembre 2011 quando era pari al 31,2%. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono per definizione esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi, condizione prevalente in questa classe di età.
Tenendo conto anche di questi giovani inattivi, l’incidenza dei disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è invece risultata pari all’8,4% (cioè meno di un giovane su 10 è disoccupato), stabile rispetto a dicembre. Il tasso di occupazione dei 15-24enni è cresciuto di 1,0 punti percentuali, mentre quello di inattività è calato di 1,1 punti.
La disoccupazione in Italia alll’11,1% va confrontata con quella dell’Eurozona a gennaio all’8,6%, stabile rispetto a dicembre 2017 e in calo rispetto al 9,6% di gennaio 2017. Si tratta del tasso più basso registrato nell’area dell’euro da dicembre 2008. Nell’intera Unione a 28, secondo l’ufficio europeo di statistica, il tasso di disoccupazione si è attestato al 7,3% a gennaio, stabile rispetto a dicembre 2017 e in calo rispetto all’8,1% di gennaio 2017.
Anche in questo caso si tratta del livello più basso nell’Ue a 28 da ottobre del 2008. In termini assoluti, a gennaio 2018, nell’Ue a 28, si sono registrati 17 milioni 931 mila disoccupati, 14 milioni e 111 mila nell’area dell’euro. Rispetto a dicembre 2017, il numero di disoccupati è diminuito di 19 mila nell’Ue e di 10 mila nell’area dell’euro. Rispetto a gennaio 2017, la disoccupazione è calata di 1 milione e 867 mila unità nella Ue a 28 e di 1 milione e 429 mila in Eurolandia.
“I dati Istat di gennaio confermano il consolidamento positivo del mercato del lavoro, che dalla metà dello scorso anno si attesta su un numero complessivo di occupati superiore ai 23 milioni, risultato che non si raggiungeva da ottobre 2008”, ha commentato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. “All’aumento degli occupati”, ha aggiunto, “si accompagna un incremento delle persone in cerca di occupazione con una più consistente diminuzione del numero degli inattivi”.
Su base annua gli occupati sono cresciuti di 156mila con una diminuzione di 147mila disoccupati e di 75mila inattivi. Rispetto a febbraio 2014 gli occupati sono 899mila in più, i disoccupati 374mila in meno, gli inattivi 870mila in meno. “Significativi il picco raggiunto a gennaio dall’occupazione femminile, al livello più alto da quando esistono le rilevazioni dell’Istat, e la diminuzione del tasso di disoccupazione giovanile che scende di 1,2 punti rispetto al mese precedente, di 6 punti rispetto al gennaio 2017 e di 11,4 punti rispetto al febbraio 2014”, ha continuato Poletti.
“Ci aspettiamo che questi dati migliorino ulteriormente in ragione delle scelte compiute con la legge di bilancio, in particolare per incentivare l’occupazione giovanile stabile, e con la seconda fase del programma Garanzia Giovani rifinanziato con fondi comunitari e nazionali”, ha concluso il ministro. Ma per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, i dati diffusi dall’Istat sul lavoro sono “ancora altalenanti, con luci e ombre”. Su base mensile, infatti, “salgono sia gli occupati che i disoccupati per via della riduzione degli inattivi. Infine, “il dato dell’occupazione resta pur sempre ai livelli del 2008 e pre-crisi”, ha osservato Dona.
Secondo il Codacons, i dati Istat rappresentano “una brutta notizia”, perché registrano “una preoccupante crescita del numero di persone senza occupazione con effetti negativi sull’economia nazionale”. Si registra in Italia “una preoccupante inversione di tendenza sull’occupazione, fattore che alimenta le preoccupazioni delle famiglie, come attesta il dato sulla fiducia dei consumatori diffuso pochi giorni fa dall’Istat, e ha effetti diretti sulla propensione alla spesa e sull’economia del Paese”, ha spiegato il presidente, Carlo Rienzi. “Se confrontiamo i numeri attuali sulla disoccupazione con il periodo pre-crisi, i risultati sono devastanti: il tasso di disoccupazione è passato infatti dal 6,1% del 2007 all’11,1% di gennaio 2018, con il numero di cittadini senza occupazione che è variato da 1.506.000 del 2007 a 2.882.000 di gennaio, ossia 1.376.000 disoccupati in più in 11 anni”.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: Carlo Rienzi, disoccupazione, Istat, lavoro
