17 Ottobre 2019

Italia Nostra: «Oggi ha perso la tutela» Il Codacons: «È la cultura che si apre»

LE FAZIONI VENEZIA Delusione e preoccupazione. Si può racchiudere così l’ opinione di Italia Nostra sulla decisione del Tar del Veneto di respingere il ricorso contro il prestito al Louvre dell’ Uomo di Vitruvio. Lo studio di Leonardo volerà a Parigi: «Siamo delusi e stupefatti – spiega la presidente Lidia Fersuoch – perché ci sono due norme del codice dei beni culturali che sono state violate e che impedivano il prestito. Impugneremo la sentenza perché così si crea un precedente pericoloso. Oggi ha perso la tutela. Perché se l’ essere inseriti nella lista dei beni che appartengono al fondo principale di una galleria o di un museo non riesce ad impedire l’ espatrio di un disegno e se le indicazioni dei restauratori e conservatori sono tutte opinabili, oggi non è un bel giorno per la tutela in Italia»». Dal 2018 l’ Uomo di Vitruvio era stata esclusa dal prestito perché inserita nell’ elenco delle opere identitarie: «Che l’ Uomo vitruviano appartenesse a questa categoria era stato stabilito certamente con una nota della precedente direttrice delle Gallerie dell’ Accademia Marini in modo inequivocabile». IL 25 APRILE Scontenti anche gli aderenti al Gruppo 25 aprile, che una decina di giorni fa, assieme al gruppo Veneziamiofuturo aveva dato vita alla protesta #minovadovia. Marco Gasparinetti, portavoce dell’ associazione si è limitato a ribadire quanto espresso su twitter: «Ci inchiniamo alla ragion di Stato e alla sentenza odierna, ma siamo fieri di aver concesso almeno l’ onore delle armi al Grande Uomo trattato come una figurina Panini, anziché capitolare senza combattere». LA RESTAURATRICE Proprio sui rischi ha basato le sue considerazioni la restauratrice Mara Guglielmi, che in passato ha lavorato all’ Accademia: «Sono quelli normalmente legati all’ imprevisto. È vero che i trasporti oggi sono garantiti con coperture assicurative altissime, definite da chiodo a chiodo, cioè da quando l’ opera viene inserita nella cassa. Però il disegno sarà calato in barca, arriverà al Tronchetto, sarà caricata su un camion e probabilmente in un aereo. Spaventano le cose più banali, come una foratura alla gomma del camion». Un’ altra considerazione della restauratrice sulla necessità di esporre il disegno è legata al rischio che sbiadisca ancor di più: «È già ampiamente sbiadito, per carità, sbiadirà anche al buio, ma alla luce si accelera il processo di degrado dell’ inchiostro. Forse sarebbe stato più giusto che fossero gli italiani a goderselo. C’ è amarezza, partirà, speriamo torni sano e salvo». IL CODACONS A festeggiare è invece il Codacons, che ha posto l’ accento sulla libertà di circolazione delle opere: «Si è respinto un tentativo di creare un muro a difesa delle opere d’ arte e ha vinto una cultura che apre, coinvolge e dialoga. È stata una causa importante non solo per l’ opera, ma perché ha ribadito che l’ arte è importante se è usufruibile, un punto che è stato espresso in udienza anche dall’ Avvocatura di Stato», ha spiegato Franco Conte, presidente della sezione veneta. Quindi Conte ha continuato: «È la prima volta che viene affrontato questo profilo, cioè la priorità di mettere a disposizione le opere rispetto a seppellirle nei forzieri. Tutto questo ovviamente previa verifica di tutte le cautele, e i giudici hanno riconosciuto che vi è sufficiente garanzia per la conservazione dell’ opera». Dal presidente nazionale Carlo Rienzi invece sono giunte parole di gioia per poter esporre l’ opera al Louvre: «Grazie a questa sentenza ora l’ importante disegno di Leonardo potrà uscire dai depositi dove è nascosto ed essere finalmente esposto agli occhi di milioni di visitatori. Un accordo vantaggioso per l’ Italia che riceverà in cambio due prestigiose opere di Raffaello». Tomaso Borzomì © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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