Italia, il deficit/pil migliora di poco. Pressione fiscale al top dal 2015
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fonte:
- Milanofinanza.it
Nel primo trimestre di quest’ anno, ha segnalato oggi l’ Istat, l’ indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al pil è stato pari al 4,1%, registrando quindi solo un lieve miglioramento rispetto al 4,2% dello stesso trimestre del 2018. Il dato sul deficit nel primo trimestre è tradizionalmente alto, ma tende a contrarsi nel corso dell’ anno grazie alle entrate fiscali. Perlomeno è quanto spera il governo Conte, mentre è in atto un braccio di ferro con Bruxelles sui conti pubblici che potrebbe sfociare in una procedura d’ infrazione per debito eccessivo. L’ esecutivo ha come obiettivo un calo del deficit/pil al 2,1%. L’ Istat ha rivisto il dato sul deficit/pil del quarto trimestre 2018 portandolo all’ 1,7%, ma ha confermato per l’ intero 2018 la stima del 2,1% diffusa il 9 aprile scorso. Al contempo, l’ incidenza del deficit del conto delle amministrazioni pubbliche sul pil, ha sottolineato l’ Istituto di statistica, è scesa lievemente rispetto al primo trimestre del 2018, in corrispondenza di una dinamica delle uscite di poco inferiore a quella delle entrate, con incrementi, rispettivamente, dell’ 1,4% e dell’ 1,6%. Il saldo corrente delle AP è stato anch’ esso negativo, con un’ incidenza sul pil dell’ 1,6% (-1,5% nel primo trimestre del 2018), ha aggiunto l’ Istat. Più in dettaglio, le uscite totali nel primo trimestre sono cresciute dell’ 1,4% rispetto al corrispondente periodo del 2018 e la loro incidenza sul pil (pari al 46,4%) è aumentata in termini tendenziali di 0,3 punti percentuali. Le uscite correnti hanno registrato un aumento tendenziale dell’ 1,7%, mentre le uscite in conto capitale sono diminuite del 4,5%. Inoltre, le entrate totali sono aumentate in termini tendenziali dell’ 1,6% e la loro incidenza sul pil è stata del 42,3%, in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2018. Le entrate correnti hanno segnato, in termini tendenziali, un aumento dell’ 1,6% Si è vista, invece, una riduzione delle entrate in conto capitale dell’ 8,5%. Dato negativo la pressione fiscale che nel primo trimestre dell’ anno è risultata pari al 38%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. Si tratta del dato più alto dal 2015. “Come previsto, ecco la certificazione che questo governo a trazione Cinquestelle sta facendo male al Paese. Nei primi tre mesi del 2019 la pressione fiscale è aumentata dello 0,3%”, ha commentato a caldo il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi. “È il contrario di quanto garantito dal programma di centrodestra, firmato anche dalla Lega, presentato come impegnativo agli elettori italiani per ottenerne il voto alle scorse elezioni nazionali”, ha sottolineato il Cavaliere. “Salvini, come al solito, mente: parla di diminuzione delle tasse quando la pressione fiscale raggiunge i massimi degli ultimi anni. Frenano anche i consumi, l’ Italia è sotto zero. E’ un governo fallimentare. #Istat”, ha scritto su twitter il presidente dei senatori Pd, Andrea Marcucci. In effetti la maggior ricchezza viene destinata al risparmio, come attesta il reddito disponibile delle famiglie nel primo trimestre dell’ anno, aumentato dello 0,9% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti in termini nominali solo dello 0,2%. Di conseguenza, ha rilevato l’ Istat, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’ 8,4%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. A fronte di una variazione nulla del deflatore implicito dei consumi, il potere d’ acquisto delle famiglie è anch’ esso cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,9%. Il reddito disponibile delle famiglie, ha aggiunto l’ Istat, ha segnato, dopo i due cali consecutivi dei trimestri precedenti, un marcato recupero che, grazie alla frenata dell’ inflazione, si è trasferito direttamente in crescita del potere d’ acquisto. La risalita del reddito si è tradotta in misura molto limitata in maggiori consumi, mentre è aumentata la propensione al risparmio. “Bene. E’ una buona notizia che dopo due variazioni congiunturali negative, -0,5% nel quarto trimestre 2018 e -0,1% nel terzo, il potere d’ acquisto sia finalmente tornato in positivo, con un +0,9%, un incremento record che non si registrava dal quarto trimestre 2006”, ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori. “Ovviamente”, ha aggiunto, “è troppo presto per cantare vittoria, considerato che dal 2007 al 2018 il potere d’ acquisto delle famiglie è sceso del 6,6%. Gli italiani preferiscono risparmiare e hanno ancora timore di spendere, avendo paura del futuro. Ed è questo il vero problema da risolvere”, ha concluso Dona. E’ vero la frenata dell’ inflazione registrata negli ultimi mesi ha avuto effetti diretti sulla capacità di spesa degli italiani, “ma non si trasferisce sui consumi che rimangono sostanzialmente fermi. La maggior ricchezza viene destinata invece al risparmio, con le famiglie che mettono da parte i soldi in attesa di tempi migliori”, ha spiegato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. Una situazione che, a suo dire, danneggia il commercio e che dimostra ancora una volta come il governo debba a tutti i costi evitare l’ aumento dell’ Iva nel 2020, che avrebbe effetti deleteri sui consumi e sull’ economia nazionale. Infine, la quota di profitto delle società non finanziarie nel primo trimestre è scesa di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente portandosi al 40,7%. In termini congiunturali, il calo di questo indicatore è il risultato di una flessione dell’ 1% del risultato lordo di gestione e di una crescita dello 0,6% del valore aggiunto. Quanto al tasso di investimento delle società non finanziarie nel primo trimestre è stato pari al 21,1%, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, a fronte di una contrazione degli investimenti fissi lordi dell’ 1,4%. (Riproduzione riservata)
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