ITALIA, I CONTI IN FUORIGIOCO
Firenze NON PER SOLDI ma per denaro. E ora chi se la compra più la maglietta con ricamati nomi coperti di polvere, Cannavaro, Pepe, Iaquinta, Gilardino, De Rossi… Tra i mille aspetti dello choc causato dalla cacciata dell’ Italia, quello economico non appare secondario. Sia per l’ Italia intesa come nazionale di calcio (uno schiaffo da 50 milioni), sia per l’ Italia contabilizzata come sistema produttivo e di consumi (un ceffone da 140 milioni). Un bel gruzzolo, tra perdite secche e mancati guadagni, incenerito dai tre gol slovacchi. Le stime del patatrac fanno accapponare la pelle: il costo al «sistema Paese» degli azzurri anticipatamente in ferie si aggira sui 140 milioni di euro, 270 miliardi del vecchio conio, cifra di qualche spicciolo inferiore al record di vincita al Superenalotto (148 milioni) del 22 agosto 2009 a Bagnone, Massa Carrara. IL TOTALE di 140 milioni – ha calcolato la Camera di commercio di Monza-Brianza su dati Isnart, Ciset, Sky, Istat, Makno – corrisponde a quanto avrebbero speso gli italiani davanti ai maxischermi nelle piazze tricolori (70 milioni) e pizzerie, bar, ristoranti, pub (altri 67). In calo l’ indotto dello shopping sportivo che dà lavoro a 27mila imprese, specializzate in fabbricazione e commercio di articoli di vestiario, gadget ma anche gestione di impianti e palestre. Il capitolo sponsor non è meno irto di spine. Giangi Lo Faro, responsabile Casa azzurri a Centurion, ripete una versione tranquillizzante: non ci sarà la fuga dei marchi che finanziano la nazionale. Tra parentesi, Casa azzurri in Sudafrica è costata 3 milioni, spesa coperta dalle ditte che abbinano il proprio nome all’ Italia che fu di Lippi. Giulia Pagliani, capo sponsorizzazioni birra Peroni, replica alzando un boccale colmo di cautela: «Il rinnovo della nostra sponsorizzazione non dipende dall’ esito del mondiale. Ma per l’ anno prossimo non abbiamo ancora pianificato le strategie di marketing». I 27 marchi hanno portato in dote alla Figc 56 milioni contro i 42 del quadriennio precedente. Se è prematuro parlare di fuga degli sponsor, il contraccolpo è un dato di fatto: ragionevole dunque ipotizzare un ridimensionamento dei munifici introiti garantiti da aziende alimentari, d’ abbigliamento e via pubblicizzando. Il ‘ buco’ , largo una trentina di milioni di euro, graverà sulla spedizione azzurra ai mondiali brasiliani del 2014. Senza contare che le finanze federali devono rinunciare da subito ai premi Fifa, da 5 a 21 milioni di dollari. L’ Italia fatta a fettine incassa ‘ appena’ 9 milioni di dollari di rimborsi, ma se fosse andata avanti fino a superare i quarti ne avrebbe ricevuti altri 5. Trenta in caso di vittoria. Un sogno, ormai. Mentre il Codacons propone di ricompensare i nostri malconci eroi del pallone con un euro tondo tondo cadauno. Uno solo, non di più. Questo sì sarebbe un bel risparmio.
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