28 Maggio 2020

Italia: fiducia dei consumatori e imprese a livelli storicamente bassi a maggio. Manca però confronto con aprile

 

Fiducia dei consumatori e delle imprese a livelli storicamente bassi per l’Italia. Dopo la sospensione di aprile dovuta all’emergenza sanitaria in corso, l’Istat comunica che le nuove stime effettuate con i dati raccolti a maggio indicano per l’indice del clima di fiducia dei consumatori un dato a quota 94,3 e per quello composito del clima di fiducia delle imprese a 51,1. “L’emergenza sanitaria in corso – si legge nella nota dell’Istat – continua a influenzare negativamente il clima di fiducia degli operatori economici: per i consumatori l’indice raggiunge il valore più basso da dicembre 2013; per le imprese registra il valore minimo dall’inizio della serie storica, a marzo 2005. Per quanto riguarda le imprese, si rilevano livelli bassi di fiducia soprattutto nei servizi di mercato mentre la manifattura evidenzia una maggiore tenuta”.

Il confronto dei dati di maggio con quelli relativi a marzo segnala flessioni per tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori, con una diminuzione marcata per il clima economico e corrente mentre il clima personale e quello futuro registrano diminuzioni contenute. In particolare, il clima economico passa da 94,4 a 71,9, quello personale cala da 102,4 a 100,9, quello corrente cade da 104,8 a 95 e infine il clima futuro decresce solo lievemente, passando da 93,3 a 93,1.

Per quanto riguarda le imprese, l’Istat indica che le stime degli indici evidenziano una caduta della fiducia, rispetto a marzo 2020, nel settore dei servizi di mercato (l’indice passa da 75,7 a 38,8), del commercio al dettaglio (da 95,6 a 67,8) e delle costruzioni (da 139,0 a 108,4). Nella manifattura, l’indice di fiducia registra una flessione relativamente più contenuta, passando da 87,2 a 71,2, mantenendosi comunque su livelli storicamente bassi. Per quanto riguarda le componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera peggiorano, rispetto a marzo 2020, i giudizi sugli ordini mentre le scorte di prodotti finiti sono giudicate in accumulo; le attese di produzione subiscono un’ulteriore diminuzione. Per le costruzioni, la flessione dell’indice è causata da un forte peggioramento dei giudizi sugli ordini; relativamente più contenuto il calo delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa.

I commenti dei consumatori

L’Unione Nazionale Consumatori (UNC) parla di “giudizio sospeso sul clima di fiducia dei consumatori”. “Purtroppo, non avendo il dato di raffronto di aprile, quello di oggi non è per niente indicativo e significativo. Non è possibile sapere, infatti, se a maggio, con la Fase 2, iniziata il 4 del mese, il clima è risalito rispetto ad aprile, segnando un’inversione di tendenza oppure ha continuato a scendere, seppur di poco” commenta Massimiliano Dona, presidente dell’associazione. “Un conto è se a maggio ha cominciato a rimontare l’ottimismo degli italiani, se hanno intravisto una luce in fondo al tunnel, un altro è se la Fase 2 non è bastata a ridare speranza nel futuro, perché allora la fiducia potrebbe tradursi in un ulteriore peggioramento delle già gravissime condizioni reali del Paese”, conclude Dona.

Analizzando i dati Istat, il Codacons sostiene inevece che “sulla fiducia di imprese e consumatori l’emergenza coronavirus si è abbattuta come uno ‘tsunami’, affossando l’indicatore che a maggio crolla ai minimi storici”. Come sottolinea il presidente Carlo Rienzi, “il crollo della fiducia dei consumatori è un segnale pericolosissimo, perché incide in modo diretto sulla propensione alla spesa delle famiglie. In questa delicata fase in cui i redditi sono stati erosi dal lockdown, la mancanza di fiducia dei cittadini circa il futuro personale e del paese porta a rimandare gli acquisti, con effetti dirompenti sui consumi e sull’economia già in ginocchio”. Per tale motivo, esorta Rienzi, è più che mai indispensabile che commercianti ed esercenti collaborino per invogliare le famiglie a spendere, riducendo i prezzi al dettaglio ed eliminando rincari legati ai costi di sanificazione e ‘tasse Covid’ imposte, in taluni casi, ai consumatori.

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