3 Febbraio 2016

Italia, balzello dell’ inflazione a gennaio

Italia, balzello dell’ inflazione a gennaio

 
Balzello dell’ inflazione a gennaio. Secondo le stime preliminari dell’ Istat, l’ indice nazionale dei prezzi al consumo per l’ intera collettività, al lordo dei tabacchi, è diminuito dello 0,2% rispetto al mese precedente ma aumentato dello 0,3% rispetto a gennaio 2015 (a dicembre era +0,1%). Il lieve rialzo su base annua dell’ inflazione, ha spiegato l’ Istat, è principalmente imputabile al ridimensionamento della flessione dei beni energetici sia non regolamentati (-5,8% da -8,7% di dicembre) sia regolamentati (-1,3%, da -2,0% di dicembre) e all’ inversione della tendenza dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+0,5%, da -1,7% di dicembre). Questa dinamica è stata attenuata dal rallentamento della crescita degli alimentari non lavorati (+0,6%, era +2,3% il mese precedente). Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’ inflazione di fondo è salita a +0,8% (da +0,6% di dicembre) e quella al netto dei soli beni energetici è passata a +0,8% da +0,7% del mese precedente. Invece il ribasso mensile dell’ indice generale è soprattutto imputabile alla diminuzione dei prezzi dei beni energetici (-1,7%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,5%) e degli alimentari non lavorati (-0,5%); a contenere il calo è stato l’ aumento dei prezzi dei servizi vari (+0,2%), degli altri beni (+0,2%) e degli alimentari lavorati (+0,1%). L’ inflazione acquisita per il 2016 è risultata pari a -0,4%. Su base tendenziale a gennaio i prezzi dei beni hanno registrato una variazione nulla (era -0,1% a dicembre) mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi è salito a +0,7% (da +0,3% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a dicembre, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si è ampliato di tre decimi di punto percentuale. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono diminuiti dello 0,1% su dicembre e aumentati dello 0,4% su base annua (da +0,9% del mese precedente). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto hanno mostrato un -0,3% in termini congiunturali e un aumento su base annua dello 0,2% (la variazione tendenziale era nulla a dicembre). Secondo le stime preliminari, l’ indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) è calato del 2,2% su base mensile, mentre è salito dello 0,4% su base annua (da +0,1% di dicembre). La flessione congiunturale è in larga parte da ascrivere ai saldi invernali dell’ abbigliamento e calzature, di cui l’ indice Nic non tiene conto. Ma per il Codacons il rialzo dell’ inflazione a gennaio non basta. “I numeri sull’ inflazione sono ancora deboli e crescono a ritmo eccessivamente lento”, ha spiegato il presidente, Carlo Rienzi, secondo il quale un tasso di inflazione così basso non aiuta l’ economia nazionale e non rappresenta un vantaggio per nessuno. “La strada per tornare a un tasso accettabile e in linea con la media europea, è puntare sui consumi da parte delle famiglie, che vanno incentivati e sostenuti attraverso misure specifiche e non certo provvedimenti spot come il bonus da 80 euro in busta paga che, hanno dimostrato i numeri, si è rilevato inefficace ai fini della domanda interna”, ha aggiunto Rienzi, invitando di nuovo il governo a liberalizzare il settore del commercio, che ancora soffre e pesantemente gli effetti della crisi, e a incrementare il potere d’ acquisto dei cittadini. Comunque, il vero problema dell’ inflazione, ha osservato sempre il presidente del Codacons, “è rappresentato dai pesi che l’ Istat attribuisce alle singole voci. E’ incomprensibile la scelta di aumentare in modo più consistente il peso dei servizi ricettivi e di ristorazione, dopo che negli ultimi anni le famiglie hanno tagliato fortemente proprio viaggi e cene al ristorante, e far diminuire poi i trasporti, voce che al contrario incide pesantemente sulle uscite mensili dei cittadini”. Dello stesso parere Rosario Trefiletti e Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef, secondo cui “i parametri adottati, sotto diversi aspetti, risultano ancora inadeguati nel rilevare il reale andamento dei prezzi. Per una maggiore attinenza alla realtà”, hanno affermato, “è fondamentale affrontare seriamente un riequilibrio dei pesi dei beni del paniere: rendendo più realistici i pesi assegnati ad alcune voci, come ad esempio quella importantissima relativa all’ rc auto”. Inoltre ritengono sbagliata l’ immissione avvenuta negli anni scorsi di prodotti tecnologici molto costosi, dalla diffusione ancora piuttosto limitata, la cui inevitabile caduta di prezzo condiziona al ribasso il tasso di inflazione in termini generali. Questi beni dovrebbero inseriti nel paniere solo dopo aver raggiunto una soglia minima di diffusione, pari ad almeno il 20% della popolazione. “Apprezziamo l’ inserimento nel paniere di alcuni prodotti di largo consumo, come la T-shirt uomo, il trapano elettrico, le lampadine led e anche l’ introduzione di alcune sottoclassi, come il distinguo tra auto nuove e usate o la differenziazione, per il latte, tra intero e scremato, dubbi invece su alcuni pesi del paniere”, ha sottolineato Massimiliano Dona, segretario dell’ Unione nazionale consumatori. “Ci domandiamo, ad esempio, perché salga il peso della voce abbigliamento e calzature o dei servizi ricettivi e di ristorazione. Non ci pare che in questo periodo si registri un boom nelle vendite di calzature o la gente vada così spesso a mangiare al ristorante. Per non parlare di alcune singole voci, come il calo del peso della fornitura acqua o della raccolta rifiuti”, ha concluso Dona.
FRANCESCA GEROSA

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