4 Ottobre 2013

«Italia ancora fragile »

«Italia ancora fragile »

NEW YORK – La fiducia al governo Letta è il «miglior risultato possibile» ma l’ instabilità politica dell’ Italia resta ed è negativa dal punto di vista del rating: le turbolenze dell’ ultima settimana non fanno che confermare la fragilità del governo. Una fragilità che può ritardare le riforme di bilancio e strutturali e mettere a rischio la ripresa economica del paese. Nonostante il governo Letta sia rimasto in sella, l’ idea che Moody’ s ha del Paese resta pessimista. Intanto non centrerà l’ obiettivo europeo di un deficit al 3% nel 2013. Il governo Letta – dicono all’ agenzia – ha avuto difficoltà a raggiungere accordi sulle riforme fin da quando il suo partito ha formato una coalizione con il Pdl in seguito ai risultati elettorali di febbraio. Silvio Berlusconi «ha detto che le dimissioni» dei ministri «erano una reazione alla decisione di aumentare l’ Iva al 22% dal 21%. L’ aumento dell’ Iva è stato ritardato da luglio perché il Pdl aveva chiesto di cancellarlo. Le tensioni fra i partner della coalizione si sono intensificate all’ inizio di agosto». «L’ Italia – ricorda Moody’ s – è uscita dalla procedura d’ infrazione del deficit quest’ anno, dopo aver ridotto il deficit al 3% del pil nel 2012 dal 5,5% del pil nel 2009. Il surplus primario italiano, uno dei più alti fra i paesi dell’ area euro» è stato uno dei fattori che ha aiutato a sostenere il debito e offerto al governo tempo per far sì che le riforme economiche avessero effetto e la crescita si materializzasse. Ma l’ instabilità politica ha effetti negativi sulla capacità del governo di procedere con le riforme strutturali e di bilancio. E quindi Moody’ s conclude l’ analisi in modo tranchant: «L’ Italia non centrerà l’ obiettivo di portare il deficit nel limite europeo del 3% del Pil nel 2013». Anche perché dal mercato interno continuano ad arrivare segnali di difficoltà. L’ Istat aggiorna i dati del 2012 e sentenzia che il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è sceso in termini correnti del 2%, mentre il potere d’ acquisto è diminuito del 4,7%, toccando così il calo peggiore dal 1990, inizio delle serie. Le famiglie stringono la cinghia e non riescono più a mettere soldi da parte. La propensione al risparmio abbia toccato i minimi da 22 anni. Il 2012 è stato quindi un anno ‘nero’ per i bilanci delle famiglie italiane, con record negativi sia per la capacità di spesa espressa in termini reali, ormai in diminuzione dal 2008, sia per la propensione al risparmio, che calando all’ 8,4%, risulta più che dimezzata rispetto a quindici anni prima. Sono dati drammatici – commenta il Codacons – «è come se una famiglia di tre persone avesse avuto una perdita equivalente a 1642 euro (1351 una famiglia di 2 componenti, 1809 una di 4), una stangata tanto invisibile quanto disastrosa». «Le famiglie si stanno dissanguando. La sospensione della rata Imu, pari in media ad appena 225 euro, è stata totalmente bruciata dai nuovi aumenti delle altre imposte e dal calo del reddito disponibile. Solo l’ aumento dell’ Iva costerà a regime 209 euro in una famiglia di 3 persone. In sostanza quasi tutto lo sgravio Imu. C’ è poi un altro aspetto non marginale, ossia l’ effetto arrotondamento dei prezzii. Dall’ abbigliamento, alle autostrade, ai bar, i listini sovente sono stati aumentati di percentuali ben maggiori di quanto sia salita l’ Iva. Questa è passata dal 21 al 22%, gli “adeguamenti” dei prezzi invece sfiorano anche il 5%.

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