31 Luglio 2009

Italia, allarme indigenza:i poveri sono otto milioni

Pd e Cgil: governo immobile. Sacconi: più social card

Il rapporto 2008 dell’Istituto di statistica: il 4,9% della popolazione non può permettersi servizi essenziali. Il 4% dei nuclei familiari vive al limite. Al Sud è cinque volte peggio rispetto al resto del Paese. In Italia si contano 8 milioni e 78 mila poveri, concentrati soprattutto al Sud. Sono persone costrette a spendere il minimo indispensabile per sopravvivere e corrispondono al 13,6% della popolazione. Di questi, 2 milioni e 893 mila italiani (il 4,9% della popolazione), sono considerati «i poveri tra i poveri», che non possono permettersi neppure beni e servizi essenziali. A fronte di questo, l’80,9% di famiglie non ha problemi di povertà. È un’Italia a due velocità, ancora una volta divisa tra Nord e Sud, quella che emerge dal rapporto sulla povertà presentato ieri dall’Istat. Ma è anche un’Italia che resta ferma: negli ultimi quattro anni la condizione economica delle famiglie è rimasta la stessa. In Emilia Romagna i poveri sono il 3,9% dei residenti, in Sicilia e in Basilicata quasi uno su tre. PEGGIO AL SUD. L’incidenza di povertà relativa al Sud è cinque volte superiore a quella del resto del Paese (23,8% al Sud 4,9% al Nord e 6,7% al Centro). L’Emilia Romagna è la regione con la più bassa incidenza (3,9%) seguita da Lombardia (4,4%) e Veneto (4,5%). Fanalino di coda Sicilia e in Basilicata, dove i poveri sono il 28,8%. Rispetto al 2007, il Molise ha registrato un crollo: dal 13,6 al 24,4%. L’INCIDENZA DEI FIGLI. Rispetto al 2007, nel 2008, è cresciuta l’incidenza di povertà delle famiglie composte da quattro persone, passando dal 14,2% al 16,7%, e con cinque o più persone (dal 22,4 al 25,9%). In particolare è aumentata per le coppie con due figli (dal 14% al 16,2%) e ancor più se questi sono minori. Più poveri anche i nuclei di monogenitori, con a capo una persona in cerca di occupazione, con componenti occupati e con a capo un lavoratore in proprio. Solo le famiglie con almeno un componente anziano sono meno povere. QUELLI A RISCHIO POVERTÀ. Con una spesa imprevista 4 famiglie su 100 rischiano di scendere sotto la linea di povertà relativa che l’Istat attesta su 999,67 euro di spesa per due persone. Il valore di famiglie border line sale al 6,6% nel Sud. A rischio povertà anche un altro 3,9% di famiglie, che presenta valori di spesa superiori per un valore da 1 a 10% alla linea standard ma che non può considerarsi fuori pericolo. Le famiglie considerate povere corrispondono al 5,2% del totale, mentre quelle considerate «appena povere» sono il 6,1%. Le famiglie in forte indigenza sono passate dal 4,1% al 4,6%. In aumento soprattutto al Sud: si è passati dal 5,8% del 2007 al 7,9% del 2008. IL DIBATTITO POLITICO. «Questi dati mettono in evidenza l’immobilismo del governo quanto a politiche sociali e di sviluppo nelle aree deboli», accusa Sergio D’Antoni (Pd). E Livia Turco rincara: «Non è più rinviabile una riforma del welfare per introdurre il reddito di solidarietà attiva come hanno fatto gli altri Paesi europei». Dai sindacati arriva l’affondo della Cgil contro l’assenza «di politiche serie di contrasto alla povertà». I segretari confederali, Camusso e Fammoni, chiedono «maggiore tutela per il lavoro e le pensioni, il rilancio dei consumi e della produzione». Per uscire dall’emergenza il ministro del Welfare, Sacconi, punta invece sull’allargamento della social card: «Il governo è intenzionato a coinvolgere altri donatori privati e tutte le reti che generosamente si dedicano agli ultimi degli ultimi».  Il Codacons chiede l’estensione della social card a 4,6 milioni di famiglie e il raddoppio del contributo da 40 ad 80 euro per gli 8 milioni di poveri. Ma Camusso dice: «È una visione di scarsa assistenza per brevi periodi».

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