30 Dicembre 2010

Isvap

Regalo di Natale – almeno nelle intenzioni – con qualche giorno di ritardo da parte dell’ Isvap per gli automobilisti italiani. L’ Authority presieduta da Giancarlo Giannini ha infatti annunciato ieri di avere inviato una segnalazione ai presidenti del Senato e della Camera, al presidente del Consiglio e al ministro dello Sviluppo economico «per sottoporre al Parlamento e al Governo l’ opportunità di alcuni interventi normativi nel settore della rc auto volti a ridurne i costi per il cittadino». L’ Isvap «ritiene, sulla base di stime che tengono anche conto delle autovalutazioni d’ impatto effettuate dall’ Ania, che il complesso di questi interventi possa contribuire a contenere il costo della rc auto nella misura prudenziale del 15-18% e a realizzare nel contempo l’ equilibrio tecnico del ramo nel medio periodo». Se i costi dell’ rc auto venissero rivisti all’ ingiù, gli automobilisti potrebbero di sicuro tirare un sospiro di sollievo. Tuttavia, a parere delle associazioni dei consumatori, le misure proposte dall’ Isvap potrebbero non essere davvero efficaci. Il pacchetto di interventi sarebbe infatti «tardivo e non porterà ad alcuna reale riduzione dei prezzi delle polizze». Lo affermano Codacons e l’ Associazione Tutela Utenti Servizi Finanziari, Bancari e Assicurativi secondo i quali «l’ unico provvedimento davvero in grado di ridurre i prezzi delle polizze, è l’ eliminazione dell’ obbligatorietà dell’ Rc auto, come avvenuto in altri Paesi». In ogni caso, peccato che le compagnie di assicurazioni continuino a fare orecchie da mercante. Tanto che a furia di farlo, ai tagli non ci crede nemmeno il settore: gli analisti di Cheuvreux, nel confermare il rating outperform e il target price a 7,70 euro sul titolo Fondiaria-Sai, ieri facevano sapere che, alla luce di un recente incontro con il management, «la società proseguirà anche nel 2011 la politica di incremento delle tariffe rc auto già implementata nell’ anno in corso». Alla faccia dell’ Isvap. Parmalat Le azioni Parmalat, almeno per il momento, non beneficiano dell’ atteso rialzo dei prezzi dei beni alimentari. Ieri, infatti, in Borsa i titoli del gruppo di Collecchio hanno accusato un calo dello 0,36% chiudendo la seduta a 2,0725 euro. Eppure, nel morning note di Banca Imi, si evidenziava che secondo i calcoli di alcune associazione di consumatori l’ incremento nel 2011 dovrebbe attestarsi in media al 6%, con maggiori rialzi soprattutto per il Parmigiano Reggiano (+40%), l’ olio di oliva (+20%), zucchero e latte (entrambi +20 %). Tali aumenti, spiegano da Banca Imi, «sono al momento solo previsioni sulla base delle richieste dei produttori che intendono controbilanciare i maggiori costi». In ogni caso, gli analisti sottolineano che tra le società più esposte, in questo caso positivamente, all’ inflazione dei beni alimentari c’ è proprio Parmalat, che potrebbe con più facilità aggiustare al rialzo il prezzo del latte.

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