29 Gennaio 2014

Istat: stipendi fermi, peggiorano ancora LE ASPETTATIVE

Istat: stipendi fermi, peggiorano ancora LE ASPETTATIVE

S tipendi praticamente fermi, pressione fiscale alle stelle, crolla il potere d’ acquisto. «Alla fine di dicembre 2013 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 51,1% degli occupati dipendenti e corrispondono al 49,4% del monte retributivo osservato. Nel mese di dicembre l’ indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dell’ 1,3% nei confronti di dicembre 2012. Nella media del 2013 la retribuzione oraria è cresciuta dell’ 1,4% rispetto all’ anno precedente». È quanto contenuto negli ultimi dati Istat diffusi ieri. «Con riferimento ai principali macrosettori, a dicembre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell’ 1,7% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione – prosegue l’ Istat-. I settori che a dicembre presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: telecomunicazioni (4,0%); agricoltura (3,5%); metalmeccanica (2,3%). Si registrano variazioni nulle in tutti i comparti della pubblica amministrazione». Tra i contratti monitorati dall’ indagine, «nel mese di dicembre non sono stati recepiti nuovi accordi e non si sono registrati nuovi contratti scaduti. Alla fine di dicembre la quota dei dipendenti in attesa di rin Lapressione fiscale è invece in crescita. E i consumi crollano. fl Codacons: «Aumenta l’ impoverimento degli italiani e delle famiglie» novo è del 48,9% nel totale dell’ economia e del 34,0% nel settore privato. L’ attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 32,2 mesi per l’ insieme dei dipendenti e di 18,6 mesi per quelli del settore privato», rileva la nota. Riguardo alla situazione economica del Paese, spiega ancora l’ Istat, «si rileva un peggioramento lieve dei giudizi sulle condizioni attuali e un deterioramento significativo delle aspettative». Per il Codacons, «la bassissima crescita delle retribuzioni in Italia, salite appena dell’ 1,4% nel 2013, il dato più basso dal 1982, anno di inizio delle serie storiche, ha effetti diretti sulle famiglie, limitando la capacità d’ acquisto e riducendo i consumi». «Se da un lato in Italia la pressione fiscale è salita nel 2013 al 44,3%, dall’ altro le retribuzioni registrano una brusca frenata» spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi. Tale situazione «produce una progressiva erosione del potere d’ acquisto dei cittadini con effetti diretti sui consumi e sullo stato economico delle famiglie». In sostanza, conclude Rienzi, «le uscite per tasse e imposte crescono assai di più rispetto le entrate fisse rappresentate dai salari. In tale contesto aumenta l’ impoverimento degli italiani e si aggrava lo stato di salute dell’ intero paese, che per ripartire ha urgente necessità di incrementare potere d’ acquisto e consumi e ridurre la pressione fiscale».

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