Istat sotto accusa, domani sciopero della spesa
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fonte:
- Il Secolo XIX
Roventi polemiche sulle rilevazioni. L`ortofrutta bilancia il caro-petrolio. In un anno benzina aumentata del 9,4% e il gasolio del 10,1
Istat sotto accusa, domani sciopero della spesa
Roma. Gli alimentari frenano la corsa del carovita, bloccandolo ad agosto a +2,3% e bilanciando le impennate dei trasporti, che quest`estate, tra benzina e caro-vacanze, hanno dato filo da torcere agli italiani. Mentre le associazioni dei consumatori invitano gli italiani ad astenersi dai consumi nella giornata di giovedì 16, dopo che è slittato l`incontro sul caro-benzina che si sarebbe dovuto svolgere oggi al ministero delle Attività Produttive, l`Istat “ringrazia“ gli agricoltori che, nonostante «il costo dei carburanti in agricoltura abbia fatto segnare l`aumento record dell`8%» (come ha denunciato ieri la Coldiretti), hanno contenuto i prezzi all`origine di frutta e ortaggi (calati di oltre il 6%), contribuendo a contenere l`aumento del costo della vita.
Ma di fronte ai dati dell`Istat, i consumatori sono tornati all`attacco, manifestando tutto il loro scetticismo su calcoli giudicati «misteriosi e incomprensibili». In aperta polemica con l`istituto di statistica, le associazioni dell`Intesa, che hanno indetto per giovedì il quarto sciopero della spesa, annunciano un presidio proprio sotto la sede Istat di Via Balbo e rinnovano le loro accuse contro i metodi di rilevazione utilizzati.
«Come al solito l`Istat ha dimenticato di togliere una virgola per misurare il carovita», denunciano provocatoriamente Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. Per chi ha la pensione minima di 516 euro al mese, affermano, l`inflazione reale ad agosto «non è stata del 2,3% ma del 23%». I dati Istat sono «sottostimati» anche per l`Adiconsum, che calcola un`inflazione al 6-6,5%, mentre il Movimento difesa del Cittadino non si spiega come, di fronte ad aumenti di circa il 10% dei carburanti, l`inflazione possa rimanere ferma al 2,3%.
La spiegazione dell`Istat (che ieri ha confermato le stime provvisorie) fa riferimento all`effetto che la diminuzione dei prezzi alimentari ha avuto sull`indice generale. In un mese i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche è infatti diminuito dello 0,2%, e l`inflazione per il settore si è attestata all`1,9% contro il 2,3% di luglio. Un rallentamento che, insieme al calo del comparto sanità e delle comunicazioni, ha contribuito in modo decisivo ad arginare la rincorsa dei trasporti. E` stato infatti proprio questo il capitolo che ad agosto ha registrato l`incremento più accentuato, con un vero e proprio balzo dell`1,1% rispetto a luglio e un aumento del 3,8% rispetto ad agosto 2003. L`inflazione del settore è stata trascinata al rialzo da voci legate alle vacanze estive (i trasporti aerei sono infatti aumentati in un solo mese del 13,6% e quelli navali del 10,4%), ma anche dal caro-carburanti: in un anno il prezzo della benzina verde è aumentato del 9,4% e ancora più alto, del 10,1%, è stato il rincaro per il gasolio.
Ed è proprio sulla benzina che si è quindi alzato l`ennesimo polverone, scatenato dal rinvio del tavolo sul caro prezzi convocato al ministero delle Attività Produttive. La colpa, secondo l`Intesa dei consumatori, è della «lobby dei benzinai», contraria a misure per il contenimento dei prezzi. Ma i gestori replicano: il rinvio è stato deciso dal ministero.
Ma c`è anche chi ricollega l`inflazione all`aumento degli affitti per le attività commerciali. «Sicuramente in questi ultimi anni qualcuno ha alzato i prezzi ingiustificatamente – afferma il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi – ma, per la stragrande maggioranza dei negozianti, l`aumento, quando c`è stato, ha contribuito ad ammortizzare la corrispondente crescita dei costi fissi ed in particolare degli affitti. In città come Bari e Roma, ad esempio, tra il 2002 ed oggi la variazione è stata di oltre il 20%».
Secondo un`analisi dell`Ufficio Studi degli artigiani di Mestre, che ha analizzato la variazione del costo degli affitti delle attività commerciali di 27 città italiane tra il 2002 e oggi, è stata Bari a registrare l`aumento più significativo: +22,43%. Seguono Roma (+ 21,95%), Milano (+ 19,16%), Palermo e Livorno (+ 18,8%), Padova (+17,39%). L`unica in controtendenza è stata Parma (-1,33%). L`indagine ha preso come riferimento un negozio di 50 mq ed ha analizzato il costo medio mensile (ufficiale) che un commerciante deve pagare al proprietario. A guidare questa classifica è il centro storico di Venezia con un costo medio di 2.133 euro al mese. Seguono Roma (1.250 euro), Milano (1.063 euro), Verona (1.042 euro) e Napoli (922 euro). All`ultimo posto Torino con «soli» 429 euro.
Tornando all`inflazione in agosto, la città più cara è stata Torino, con un aumento tendenziale del 3%, contro il 2,1% di Genova, il 2% di Milano, l`1,7% di Bologna. Al di là delle polemiche, infine, il viceministro delle Attività Produttive Adolfo Urso ha riconfermato come obiettivo del governo quello di «riuscire a ridurre l`inflazione al 2% entro la fine dell`anno».
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