6 Gennaio 2018

Istat, polemica elettorale su fisco, potere d’ acquisto e tanta confusione

La guerra sui dati del Jobs Act che abbiamo visto non sarà nulla rispetto a quello che ci aspetta fino al 4 marzo. Ieri era il turno dei dati Istat trimestrali sul reddito delle famiglie (+ 0,7%), mentre scende la pressione fiscale (0,4%), il deficit migliora (2,3% del Pil, non contati i costi per il salva -banche che aggraverà il debito pubblico di altri 5 miliardi) e l’ indebitamento dell’ amministrazione pubblica (-0,3%). Crescita media dell’ 1,2% per l’ inflazione, a dicembre stabile allo 0,9%, segno di sfiducia dei consumatori tra i quali aumenta il risparmio, crescono i prezzi (dalle autostrade ai beni di consumo: stangata da 364 euro per il Codacons). La curva del governo e del Pd ha fatto la ola. E tanti sfottò al resto dello stadio: dai Cinque Stelle alle destre compatte nel contrattacco in nome di qualche decimale, per di più congiunturale e parziale. Gentiloni ha parlato di «dati incoraggianti». Renzi: «Non facciamo miracoli, ma risultati. Gli altri?». «Siamo sulla strada giusta» ha detto il ministro dell’ Economia Padoan. «Ma cosa festeggiano sostiene Nicola Fratoianni (Liberi e Uguali) aumenta di poco il potere di acquisto dopo anni di povertà, ma non crescono i consumi. Gli italiani non hanno fiducia nel mercato (hanno ragione) e nel governo».

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