7 Gennaio 2022

Istat, nel III trimestre 2021 su pressione fiscale e consumi: cala il risparmio

I dati Istat sul terzo trimestre del 2021 mostrano un paese dove la pressione fiscale è al rialzo, ma crescono i consumi delle famiglie, cala la loro propensione al risparmio e diminuisce il deficit della pubblica amministrazione.

La pressione fiscale è stata pari al 41,0%, in aumento del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i consumi sono cresciuti del 3,6% mentre il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dell’1,8% rispetto al secondo trimestre dell’anno. La propensione al risparmio cala dell’1,6% nel trimestre, attestandosi all’11%. Sul fronte della pubblica amministrazione l’indebitamento netto in rapporto al Pil diminuisce del 6,2%, un calo del 9,8% su base annua.

Per il ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, “con una solida e duratura crescita economica ci guadagniamo tutti: famiglie, imprese e anche la finanza pubblica”. Brunetta osserva che “a certificare tale miglioramento, ancora una volta, è stata l’Istat” e che i dati sul terzo trimestre del 2021 mostrano “un deciso miglioramento di alcune delle più importanti variabili osservate”. Il ministro attribuisce i risultati alle “scelte coraggiose fatte dal Governo Draghi, prese sin dal suo insediamento lo scorso febbraio”, che avrebbero consentito, “con le riaperture delle attività economiche e sociali in sicurezza, risultati positivi sia macroeconomici, sia di finanza pubblica”.

Le associazioni dei consumatori la pensano diversamente. Per il Codacons i dati “sono obsoleti e purtroppo già superati, e dovranno scontrarsi con un quadro economico oggi profondamente modificato rispetto ai primi 9 mesi del 2021”. Secondo Carlo Rienzi, presidente dell’associazione, “i fortissimi aumenti delle bollette di luce e gas scattati a ottobre e a gennaio, il caro-benzina e i rincari dei prezzi al dettaglio, schizzati alle stelle negli ultimi mesi del 2021, intaccheranno fortemente il potere d’acquisto dei cittadini con effetti diretti sulla spesa”. L’Unione nazionale consumatori trova i dati “insoddisfacenti”. Per il presidente dell’Unc Massimo Dona, rispetto al terzo trimestre del 2019, “i consumi delle famiglie sono ancora inferiori del 2,7%”.

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