30 Settembre 2019

Istat: inflazione ferma a settembre

 

A settembre l’inflazione ha registrato in Italia una diminuzione dello 0,5% su base mensile e un aumento dello 0,4% su base annua, stabile rispetto al mese precedente. Stime preliminari dell’Istat che confermano la debolezza dell’inflazione nel nostro Paese, ferma a +0,4% per il terzo mese consecutivo.

L’Istituto di statistica ha spiegato che la stabilità dell’inflazione è dovuta a dinamiche opposte: da un lato hanno rallentato la loro crescita i prezzi dei beni alimentari non lavorati (da +1,5% a +1,1%), dei servizi relativi ai trasporti (da +1,7% a +0,4%, effetto di fattori stagionali) e hanno accentuano la loro flessione i beni energetici non regolamentati (da -1% a -2,6%).

Dall’altro hanno accelerato i prezzi dei beni alimentari lavorati (da +0,2% di agosto a +0,7%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +1% a +1,3%) e si è attenuata la flessione dei prezzi dei beni durevoli (da -1,2% a -0,7%). L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, èpassata da +0,5% a +0,6% e quella al netto dei soli beni energetici è rimasta stabile a +0,6%.

La diminuzione su base congiunturale dell’indice generale è dovuta essenzialmente al calo dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-6,1%), per lo più ascrivibile a fattori stagionali. L’inflazione per i beni e per i servizi ha registrato lo stesso dato di agosto (rispettivamente con una variazione tendenziale pari a zero e +0,8%); il differenziale inflazionistico è rimasto positivo e pari a +0,8%.

L’inflazione acquisita per il 2019 è +0,7% per l’indice generale e +0,6% per la componente di fondo. Quanto ai prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, il cosiddetto “carrello della spesa”, sono aumentati dello 0,8% e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto dello 0,6% (tutti e due da +0,7% del mese precedente), registrando in entrambi i casi una crescita più sostenuta di quella riferita all’intero paniere. Infine, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) è aumentato dell’1,5% su base mensile, a causa della fine dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e dello 0,3% su base annua (da +0,5% rispetto ad agosto).

L’inflazione ai minimi dal 2016, se da un lato è un vantaggio per consumatori, dall’altro è una pessima notizia per l’economia nazionale, perché riflette le difficoltà attraversate dal nostro paese nei vari comparti economici, ha avvertito il Codacons. Alla base della bassa inflazione che da mesi si registra in Italia vi è senza dubbio lo stallo dei consumi da parte delle famiglie, ha sottolineato il presidente Carlo Rienzi.

“Se i consumatori non comprano, i listini al dettaglio rimangono stabili e non crescono, come dimostrano i dati diffusi oggi dall’Istat. Non a caso a crescere a ritmo moderato, +0,8%, è solo il carrello della spesa, ossia quei beni indispensabili e di uso quotidiano per i quali le famiglie non possono ridurre i consumi”, ha spiegato Rienzi. “Per tale motivo nessuna analisi seria potrebbe leggere nella frenata dell’inflazione una buona notizia o un bene per l’economia del paese”. Allo stato attuale, ha calcolato il Codacons, il tasso di inflazione allo 0,4% porta la maggior spesa a carico delle famiglie a ridursi a quota +162 euro su base annua per un nucleo con due figli e appena a +123 euro annui per la famiglia tipo.

Di fatto per Confesercenti l’Italia continua a essere agli ultimi posti anche per quanto riguarda la dinamica dei prezzi. “La variazione acquisita per quest’anno è 0,7%. La prossima legge di bilancio, ormai alle porte, dovrà fare i massimi sforzi per non deprimere ulteriormente la domanda e rilanciare consumi e investimenti. In questo quadro”, ha osservato Confesercenti, l’eventualità di un aumento, anche parziale, delle aliquote Iva, di imposizione fiscale sui prelievi di contante, sarebbero una doccia fredda, innanzitutto psicologica oltreché economica, che famiglie e imprese non sarebbero in grado di sopportare. Vanno usati, perciò, tutti i margini possibili, anche nel dialogo con l’Europa, per concentrarsi sulle prioritá: mettere in campo tutti gli strumenti volti a favorire la crescita e l’aumento della domanda”. (riproduzione riservata)

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