7 Giugno 2018

Istat, in arrivo fase di rallentamento della produzione

 

di Francesca Gerosa L’economia italiana è vista in ulteriore frenata nei prossimi mesi. E’ quanto rileva l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia. “L’indicatore anticipatore segnala un’ulteriore riduzione, suggerendo una fase di rallentamento dei ritmi produttivi nel breve periodo”, si legge nella nota dove l’Istat rileva che prosegue la fase di deprezzamento dell’euro, contestualmente al rialzo delle quotazioni del petrolio.

In sintonia con l’andamento ciclico dell’area euro, nel primo trimestre di quest’anno l’economia italiana ha registrato “una leggera decelerazione, caratterizzata dal contributo negativo alla crescita della domanda estera e degli investimenti”. Non solo. Il settore manifatturiero ha manifestato segnali di rallentamento, mentre quello dei servizi è rimasto più dinamico.

L’occupazione è tornata a crescere e la produttività è migliorata. L’inflazione è in ripresa ma con una dinamica che rimane “decisamente inferiore” a quella dell’area euro. E’ proseguita “la flessione dell’indicatore anticipatore suggerendo, per i prossimi mesi, una fase di rallentamento dei ritmi produttivi”, ha indicato l’Istat.

Lo stesso dato pubblicato oggi dall’Istat sulle vendite al dettaglio, scese ad aprile dello 0,7% in valore e dello 0,9% in volume rispetto a marzo, non è un buon segno per l’economia italiana. Su base annua il ribasso è stato del 4,6% in valore e del 5,4% in volume. La flessione congiunturale per l’Istituto di statistica è imputabile alla negativa performance dei beni alimentari (-1,9% congiunturale e -7,3% tendenziale, in valore), mentre quella di beni non alimentari è risultata in lieve aumento (+0,2% congiunturale in valore e +0,1% in volume).

Il calo annuo, ha aggiunto l’Istat, ha risentito in misura rilevante della diversa collocazione delle vendite di prodotti alimentari legate alla Pasqua: quest’anno si sono concentrate a marzo, mentre lo scorso anno hanno avuto luogo ad aprile. Questo ha influenzato negativamente soprattutto la dinamica della grande distribuzione (-6,1% in termini tendenziali), nella quale si concentra una larga parte della commercializzazione di beni alimentari. Al suo interno gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare sono stati i più colpiti con gli ipermercati (-9,1%) e i supermercati ( 8,3%) che hanno registrato i cali maggiori.

Per quanto riguarda le vendite di beni non alimentari si è vista una diminuzione in tutti i gruppi ad eccezione di elettrodomestici, radio, tv e registratori, per il quale la variazione è stata nulla. Le flessioni maggiori su base annua hanno riguardato i gruppi cartoleria, libri, giornali e riviste (-6,2%), giochi, giocattoli, articoli sportivi e campeggio (-4,7%) e generi casalinghi durevoli e non durevoli (-4,4%). Sempre a livello tendenziale, il valore delle vendite al dettaglio ha registrato una variazione negativa sia per la grande distribuzione (-6,1%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-3,9%). Mentre il commercio elettronico è aumentato del 16,2%.

“Il dato negativo è certo un rimbalzo dovuto alla fine dell’effetto Pasqua, che ha determinato, per il settore alimentare, un calo congiunturale dell’1,9% e del 7,3% su base annua. Ma un crollo così alto non si spiega solo con la diversa collocazione di una festività. Le vendite, insomma, restano al palo”, ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Se si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi dell’aprile 2008, le vendite totali sono inferiori del 6,4%, mentre per la grande distribuzione si registra un lieve incremento dello 0,7%, +1,4% per gli alimentari. I piccoli negozi, invece, sono ancora ben lontani dall’aver recuperato le vendite perse durante la recessione. Rispetto a 10 anni le vendite complessive sono inferiori dell’11%, mentre quelle alimentari segnano addirittura una caduta del 19,3%, ha indicato l’Unione Nazionale Consumatori.

Anche per il Codacons non è solo “effetto Pasqua”. Infatti le vendite al dettaglio ad aprile sono calate in tutti i settori merceologici, confermando l’allarme sui consumi lanciato a più riprese dall’associazione dei consumatori. Non solo ad aprile si è vista una fortissima contrazione delle vendite anche per i beni non alimentari, che non sono interessati dall’effetto Pasqua, ma addirittura sono diminuite le vendite dei generi casalinghi (-4,4%) e dei beni essenziali come i farmaci (-2,5%), “a dimostrazione che il commercio in Italia sta vivendo una crisi nerissima”, ha denunciato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.

Poi la stoccata al governo M5S-Lega. “L’introduzione della flat tax rischia di aggravare la situazione, perché porterà benefici alle famiglie più ricche che non hanno certo problemi sul fronte dei consumi”, ha proseguito Rienzi. “Se non si riuscirà, inoltre, ad evitare l’aumento dell’Iva e delle accise, le vendite cadranno in picchiata libera per effetto degli incrementi dei prezzi al dettaglio. A fronte degli ultimi dati Istat rivolgiamo quindi un appello al nuovo governo affinché studi misure in grado di aumentare i consumi delle famiglie e incrementare realmente il potere d’acquisto dei cittadini”.

Insomma, un pessimo segnale sul fronte dei consumi interni. “Certamente ha pesato l’incertezza politica seguita allo stallo elettorale, ma il prolungato rallentamento della domanda interna è una spia preoccupante per la ripresa economica del Paese. Serve un intervento urgente: senza una vera ripartenza dei consumi, infatti, sarà impossibile per l’economia italiana raggiungere i livelli di crescita delle altre economie europee”, ha avvertito Confesercenti.

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