3 Settembre 2016

Istat: il Paese è fermo ma Renzi e Padoan vedono la crescita

Istat: il Paese è fermo ma Renzi e Padoan vedono la crescita
nel secondo trimestre 2016 il pil è stabile allo 0% su base annua però migliora dello 0,8%

CERNOBBIO. La crescita è rimasta zero. Il dato definitivo sul Pil del secondo trimestre dell’ anno conferma la stima preliminare. Bene agricoltura e servizi. L’ atteso (da Palazzo Chigi e Tesoro) miglioramento non c’ è stato. Le note positive arrivate dall’ Istat riguardano invece la revisione al rialzo (dallo 0,7% allo 0,8%) del dato suba se annua, (secondo trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo 2015). Nel dettaglio, sempre nel secondo trimestre, si sono rilevati incrementi per agricoltura (0,5%) e servizi (0,2%) mentre per l’ industria si è avuto un calo dello 0,6%. Sempre nello stesso periodo, inoltre, la spesa delle famiglie è cresciuta dello 0,1% rispetto al primo trimestre e dell’ 1,2% rispetto al secondo trimestre del 2015. Eppure, proprio nei giorni scorsi, era emerso sempre da dati Istat che il fatturato dei servizi mostrava un’ accelerazione nell’ ordine dell’ 1% nel secondo trimestre rispetto al primo, edel 2% rispetto al secondo trimestre 2015 e questo faceva sperare in una crescita più sostenuta anche del prodotto interno lordo. Lo stesso ministero dell’ Economia aveva fatto trapelare un giudizio «incoraggiante» sul dato sul fatturato dei servizi, un dato che «promette per lo stesso periodo una crescita economica di segno positivo». Le previsioni del governo. Il risultato definitivo e certificato Paolo Romani (Fi). «Italia ferma al palo. Se tutto andrà bene, a fine anno avremo una crescita dello 0,7%, invece che dello 0,6%. Di fronte a questo bollettino per nulla stimolante, non si comprende l’ ottimismo del ministro dell’ Economia». Arturo Scotto (Si). «I dati dell’ Istat sulla inesistente crescita del Pil confermano che le chiacchiere stanno a zero. L’ economia italiana è ferma e il Governo tira a campare con gli zerovirgola. Siamo di fronte ad un governo immobile mentre il Paese avrebbe bisogno di un vera politica economica e industriale». Carlo Rienzi (Codacons). «È evidente che l’ Italia non riparte e che la crisi economica non ha affatto abbandonato il nostro Paese. Il Governo Renzi farebbe bene a pensare alle famiglie più che alle banche, perché solo attraverso misure di sostegno ai consumi e alla domanda interna sarà possibile uscire definitivamente da una crisi che continua a far sentire i suoi effetti». ieri dall’ Istat non varia comunque le previsioni del governo secondo cui, come ha spiegato Renzi al workshop Ambrosetti di Cernobbio, l’ Italia prosegue «la lunga marcia» nell’ economia, con il 2016 che «si chiuderà meglio del 2015, che si è chiuso meglio del 2014, a sua volta meglio del 2013 e questo del 2012». «È un fatto inoppugnabile confermato dai dati – ha aggiunto Renzi – ma questo non significa andare bene, siamo tornati in gruppo ma siamo ancora in coda». Un invito all’ ottimismo arriva dal ministro Padoan, il quale riconosce che «la crescita c’ è anche se è debole» ma sottolinea anche il fatto che non esiste «una stagnazione secolare». La crisi ha «cause e sintomi profondi», ha spiegato il ministro. Renzi ottimista «con misura». «Siamo andati meglio, ma non ho bisogno di un sondaggio per dire che questo meglio non basta». È un Renzi diverso da quello ascoltato spesso. «Ovviamente non siamo soddisfatti e per questo nella Legge di Bilancio (che quest’ anno ha sostituito la Legge di Stabilità, ndr) stiamo inserendo misure soprattutto per la crescita» ha spiegato Padoan. Il deficit «è il più basso degli ultimi dieci anni e continuerà a scendere non perché ce lo chiede la Ue, ma perché ce lo chiedono i nostri figli», dice Renzi, come a riprendere il filo del discorso in perfetta sintonia con il suo ministro. Dopo anni di ritardo sulle riforme bisogna avere un approccio «scandito dalla logica del maratoneta che fa il passo dopo passo, non dello sprinter dei cento metri» aggiunge il premier.

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