Istat, deficit-Pil ai minimi dal 2008
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fonte:
- Corriere.it
MILANO – Nei primi nove mesi 2011 il rapporto tra deficit e Pil è stato pari al 4,3%, inferiore di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2010 (era al 4,6%). Lo comunica l’ Istat diffondendo i dati grezzi sull’ indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche. È il miglior dato dai primi nove mesi del 2008. IL TERZO TRIMESTRE – Ma è soprattutto il terzo trimestre 2011 a influenzare il dato annuale, perché il rapporto tra deficit e Pil è stato pari al 2,7%, inferiore di 0,8 punti percentuali sullo stesso periodo del 2010 (era al 3,5%). L’ EUROZONA – In chiave europea sono state riviste al ribasso le già magre performance di crescita economica dell’ area euro sul terzo trimestre: il Pil ha registrato un incremento limitato allo 0,1 per cento, secondo una nuova stima diffusa da Eurostat, che precedentemente aveva indicato un più 0,2 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. Nel primo trimestre dell’ anno il Pil dell’ area euro aveva invece registrato un più 0,8 per cento. La dinamica di indebolimento segna una conferma dei timori di ricaduta in recessione dell’ area valutaria nel finale del 2011. Proprio mercoledì alcune indicazioni in tal senso sono giunte perfino dalla Germania, che se ha chiuso lo scorso anno con una forte crescita complessiva, pari al più 3 per cento, sembra aver subito un meno 0,25 per cento nell’ ultimo trimestre. I CONSUMATORI – Commentando i dati resi noti dall’ Istat sul rapporto tra deficit e Pil, il Codacons osserva che "si tratta di dati positivi, che però risultano viziati dal fatto che l’ Italia continua a non crescere. Il saldo primario, ad esempio, scende nel rapporto con il Pil dall’ 1,8% del secondo trimestre all’ 1,7% del terzo trimestre. Nel periodo luglio-settembre 2011 si era registrato il primo dato negativo del Pil dal quarto trimestre 2009. Insomma, per risanare i conti non basta continuare a tassare gli italiani, ormai ridotti sul lastrico, ma occorre che si investa sulla crescita, crescita impossibile fino a che si bloccano le indicizzazioni di dipendenti pubblici e pensionati, infiammando congiuntamente i prezzi con 5 aumenti delle accise sui carburanti in un anno e rialzi dell’ Iva. I dati resi noti oggi dalla Confcommercio sui consumi in calo dimostrano che non potrà esserci una crescita del Pil fino a che non si salvaguarderà la capacità di spesa delle famiglie italiane, cosa possibile o con una politica dei redditi o con una riduzione dei prezzi, realizzabile anche con un aumento della concorrenza. Per questo il Governo Monti deve porre la fiducia sul provvedimento relativo alle liberalizzazioni e deve intervenire sui settori chiave. Se, poi, come richiesto da alcuni esponenti politici, il Governo decidesse di sentire le categorie interessate, come già previsto per la riforma del mercato del lavoro, sarebbe vergognoso limitarsi a convocare le lobby che vogliono solo difendere i loro privilegi e non anche i rappresentanti dei consumatori".
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