4 Marzo 2014

Istat: crolla il Pil, record del debito e niente spesa: italiani sempre più austeri e impoveriti

Istat: crolla il Pil, record del debito e niente spesa: italiani sempre più austeri e impoveriti

Crolla il Pil, aumenta il debito pubblico, il carrello della spesa è sempre più vuoto. Questo il bilancio desolante fatto ieri dall’ Istat su un paese giunto al sesto anno di crisi. Con il calo del Pil dell’ 1,9%, il 2013 non è stato pessimo come il 2012, quando la produttività è caduta del 2,4%, ma ha di fatto riportato le lancette dell’ orologio indietro di 13 anni. Secondo il barometro del Pil, oggi gli «attori economici» che vivono nel 2014 hanno in realtà fatto un viaggio nel tempo e si muovono in un’ epoca antecedente al 2000. Nel frattempo il debito pubblico ha registrato un nuovo record, inferiore rispetto alle previsioni nefaste fatte dal governo Letta nel Def, ma certamente impressionante: siamo arrivati al 132,6%, un livello mai visto prima. Sono numeri da considerare attentamente perchè, a partire dal 2016, i governi italiani saranno costretti dalla Troika e dalla norma sul pareggio di bilancio inserita in Costituzione dalle forze politiche che oggi reggono il governo Renzi (Pd in testa, più Forza Italia oggi all’ opposizione) a procedere al taglio del debito pubblico per 50 miliardi di euro all’ anno, per i prossimi vent’ anni. Sarà un massacro, sociale ed economico. Nel frattempo Renzi e il ministro dell’ Economia Padoan ricevono i complimenti per il rapporto deficit/Pil che nel 2013 è rimasto al 3%, stesso livello del 2012. Cala l’ avanzo primario, cioè l’ indebitamento netto meno la spesa per interessi: al 2,2% rispetto al Pil, nel 2012 era al 2,5%. Magre consolazioni e nulla di definitivo. Con l’ aumento del debito, della disoccupazione (12,9%), il crollo dei consumi del 2,6% (nel 2012 al 4%) c’ è poco da dormire tranquilli. Una nuova procedura d’ infrazione da parte della Commissione Ue è dietro l’ angolo. Domani la commissione farà un report sulla situazione macroeconomica dell’ Italia. A Renzi e Padoan potrebbe essere recapitata la richiesta di una manovra finanziaria extra da 12-13 miliardi per non sfondare nel 2014 il tetto del 3%. I progetti di taglio al cuneo fiscale, l’ istituzione del nuovo sussidio contro la disoccupazione «Naspi» e la richiesta di allentare il vincolo sul deficit sarebbero rinviate di colpo. L’ Istat ha registrato anche un lieve decremento della pressione fiscale «svedese»: siamo al 43,8%, meno 0,2 punti percentuali rispetto al 44 toccato nel 2012. Ma se si entra nei particolari, allora cambia il colpo d’ occhio: nel 2013 le entrate della Pa sono diminuite dello 0,3% rispetto al 2012, le entrate correnti sono scese dello 0,7%, mentre le imposte indirette sono calate del 3,6% per la contrazione dell’ Imu, cioè del pedaggio pagato da Letta e dal Pd per tenere in vita un governo con Berlusconi durato 10 mesi. Poi c’ è il calo dell’ Iva e delle accise. Aumentano invece le imposte indirette a causa dell’ Ires e dell’ imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi da capitale. Confindustria, con il presidente Giorgio Squinzi ha già lanciato l’ allarme. La richiesta è di sbloccare tutti i pagamenti dei debiti della Pa, già annunciati da Renzi, e interventi sul lavoro e per rilanciare i consumi delle famiglie che hanno raggiunto nel 2013 il minimo storico dal 1990. Si parla di 3,6 miliardi in meno. La spesa per gli alimentari è caduta del 3,1%, quella per la sanità del 5,7%, per l’ abbigliamento del 5,2%. «Una vera Caporetto – commenta il Codacons – il 2013 è stato l’ anno nero per i consumi». Del resto, il calo del Pil e l’ aumento del debito «sono due facce della stessa medaglia, finché si riduce il debito aumentando le tasse» sostiene l’ associazione dei consumatori. Quella dell’ austerità. Ieri i ricercatori precari dell’ Istat hanno interrotto la presentazione dei dati 2013 in sala stampa. Protestavano contro la mancata nomina del presidente dell’ istituto che ha espresso ben due ministri: Giovannini al Lavoro con Letta e oggi Padoan all’ Economia. L’ Istat non ha nemmeno un direttore generale e le attività legate al censimento permanente, già deciso per legge, sono bloccate. Nel 2015 dovrebbe partire la sperimentazione e il prolungamento di 400 contratti precari. «Il governo nomini un nuovo presidente e l’ Istat nel frattempo ricominci a lavorare – afferma Lorenzo Cassata (Flc-Cgil) – Qui non c’ è un presidente dal 28 aprile 2013».
roberto ciccarelli

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