Istat conferma segni di rallentamento dell’economia
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fonte:
- Milanofinanza.it
di Roberta Castellarin L’economia resta su livelli elevati, ma si rafforzano i segnali di rallentamento delineando uno scenario di minore intensità della crescita economica. Lo rende noto l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana, precisando che nel primo trimestre del 2018 l’economia italiana è cresciuta allo stesso ritmo dei trimestri precedenti. La produzione del settore manifatturiero e le esportazioni registrano invece alcuni segnali di flessione. L’occupazione è tornata ad aumentare anche se il processo di crescita dell’occupazione femminile ha segnato una pausa. L’inflazione si conferma moderata e in ripiegamento.
Ad aprile, continua l’Istat, la fiducia di imprese e famiglie è caratterizzata da una generale tendenza al peggioramento. Il clima di fiducia dei consumatori è lievemente diminuito mantenendosi sui livelli comunque elevati. L’indice composito del clima di fiducia delle imprese ha evidenziato un peggioramento influenzato dai giudizi negativi delle imprese del commercio mentre quelle delle costruzioni sono le uniche a fornire un quadro positivo. Nel settore manifatturiero il peggioramento della fiducia è attribuibile quasi interamente alla componente degli ordini. A conferma del parziale rallentamento della produzione, nel primo trimestre il grado di utilizzo degli impianti ha segnato un lieve arretramento.
L’indicatore anticipatore, conclude l’Istat, si mantiene su livelli elevati anche se si confermano i segnali di decelerazione delineando uno scenario di minore intensità della crescita.
Da questi dati emerge come l’economia italiana faccia fatica a tornare a un ritmo di crescita sostenuta. Un’analisi di Dws sottolinea come da quasi vent’anni l’Europa ha una moneta unica, ma i modelli di crescita degli Stati membri sono stati tutt’altro che omogenei. “Fin dall’inizio dell’unione monetaria, i risultati economici degli Stati membri dell’Eurozona hanno seguito percorsi diversi. La Germania ha avuto un inizio debole, ma successivamente è riuscita a recuperare. La Francia ha registrato una forte crescita nelle fasi iniziali della moneta unica, ma negli ultimi 10 anni ha perso slancio. I due Paesi ora sono simili in termini di crescita del pil”, sottolinea Oliver Eichmann, co-head European rates di Dws.
Per quanto riguarda l’Italia, Eichmann ricorda che all’inizio la crescita è stata debole e ha subito una brusca battuta d’arresto durante la crisi del debito europeo. “Il Paese ha iniziato a recuperare nel 2014, ma sfortunatamente continua a essere indietro rispetto agli altri”, aggiunge Eichmann. La Spagna, al contrario, ha beneficiato di un’economia in forte espansione durante i primi anni della moneta unica. Ciò è avvenuto a spese di un rapido aumento del debito e di un deterioramento della bilancia dei pagamenti. Il pil spagnolo tra il 2008 e il 2013 si è contratto di quasi il 10%.
“Dal 2014, tuttavia, la Spagna è di nuovo sulla buona strada, con tassi di crescita annuali del 3%. Il settore bancario stabile, la bilancia dei pagamenti positiva e il calo della disoccupazione hanno dato ulteriori prove del fatto che la Spagna è tornata tra i paesi forti dell’Eurozona. Sulla base di questi sviluppi, Dws già da tempo non annovera più la Spagna come paese della cosiddetta Eurozona periferica. Secondo Eichmann la Spagna è sulla buona strada per rientrare nuovamente nella classe dei paesi “semicore” dell’Eurozona.
Sui dati Istat oggi è intervenuta anche Codacons che in una nota avverte che: “la situazione di impasse politica in cui versa il nostro paese influisce in modo evidente sulla crescita dell’economia italiana”. Il presidente di Codacons Carlo Rienzi dice: “Tutti gli indicatori economici registrano un preoccupante rallentamento nella crescita dell’Italia”. Aggiunge Rienzi: “E’ evidente che lo stallo politico e i ritardi nella formazione del nuovo governo a due mesi dalle elezioni stanno influendo negativamente sull’economia e sulla crescita del Paese.
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