Istat: con lockdown fino a giugno consumi -9,9%
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fonte:
- Milanofinanza.it
La riduzione dei consumi sarebbe, invece, pari al 4,1% su base annua se la chiusura delle attività (un’impresa su due ha fermato l’attività a causa del Covid-19, 2,2 milioni di imprese, pari al 49% del totale) riguarderebbe solo marzo e aprile. Il Codacons avverte: possibile a fine anno una riduzione dei consumi per 68,9 mld con una minore spesa pari a -2.644 euro a famiglia | Il Covid 19 modifica il carrello della spesa degli italiani
di Francesca Gerosa Lo scenario internazionale è dominato dall’emergenza sanitaria. Le necessarie misure di contenimento del Covid-19 stanno causando uno shock generalizzato, senza precedenti storici, che coinvolge sia l’offerta sia la domanda. E’ quanto ha evidenziato l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. La rapida evoluzione della pandemia “rende difficile rilevare l’intensità degli effetti sull’economia reale con gli indicatori congiunturali la cui diffusione avviene con un ritardo fisiologico rispetto al mese di riferimento”, ha osservato l’Istituto di statistica.
Le prime indicazioni disponibili sull’impatto economico in Italia provengono dal clima di fiducia di famiglie e imprese, che a marzo ha segnato una forte e diffusa flessione, e dai dati riferiti a febbraio sul commercio estero extra Ue e le vendite al dettaglio. Il primo è stato fortemente influenzato dal calo delle esportazioni verso la Cina, mentre le seconde hanno mostrato un deciso aumento trainato dagli acquisti di beni alimentari. Inoltre l’inflazione si è approssimata allo zero per i ribassi delle quotazioni dei beni energetici collegati al crollo di quelle del petrolio. La crescita dei prezzi al consumo nell’area euro si è confermata più elevata di quella italiana, ma anch’essa in decisa attenuazione.
E un’impresa su due ha fermato l’attività. Il lockdown delle attività produttive ha interessato 2,2 milioni di imprese, pari al 49% del totale, il 65% nel caso delle imprese esportatrici, con un’occupazione di 7,4 milioni di addetti (44,3%) di cui 4,9 milioni di dipendenti (il 42,1%). “Il lockdown delle attività produttive ha amplificato le preoccupazioni e i disagi derivanti dall’emergenza sanitaria, generando un crollo della fiducia di consumatori e imprese”, ha rimarcato l’Istat.
La chiusura parziale o totale di un elevato numero di attività produttive “è in grado di generare uno shock rilevante e diffuso sull’intero sistema produttivo”. Infatti, oltre agli effetti diretti connessi alla sospensione dell’attività nei settori coinvolti nei provvedimenti, il sistema produttivo subirebbe anche gli effetti indiretti legati alle relazioni intersettoriali, ha stimato l’Istat.
Secondo i dati di Contabilità nazionale del 2017 riferiti alle attività economiche e inclusive della componente dell’economia non osservata, la limitazione delle attività produttive coinvolgerebbe il 34% della produzione e il 27,1% del valore aggiunto. Dal punto di vista degli effetti economici, “la chiusura delle attività produttive e i cambiamenti intervenuti in molte attività a seguito del progressivo aggravamento dell’emergenza sanitaria determinano forti preoccupazioni sull’impatto complessivo della crisi.
Con un lockdown delle attività produttive fino al mese di giugno, l’Istat ha stimato un crollo dei consumi del 9,9%. Due gli scenari proposti: il primo in cui la chiusura delle attività riguarderebbe solo i mesi di marzo e aprile; l’altro in cui la chiusura si estenderebbe fino a giugno. Nel primo caso la riduzione dei consumi sarebbe pari al 4,1% su base annua, mentre nel secondo al 9,9%. La riduzione dei consumi determinerebbe a sua volta una contrazione del valore aggiunto dell’1,9% nel primo scenario e del 4,5% nel secondo.
In particolare, la contrazione della domanda turistica contribuirebbe alla riduzione per 0,9 punti percentuali, quella per altri servizi e quella per beni entrambe per poco meno di 1,8 punti. In questo secondo scenario sarebbero poco meno di 900 mila gli occupati coinvolti, di cui 103 mila non regolari, per un totale di 20,8 miliardi di retribuzioni.
Anche in questo caso, le contrazioni più marcate del valore aggiunto si riferirebbero alle attività di alloggio e ristorazione (-23,9%) e commercio, trasporti e logistica (-6,9%). In questo secondo scenario la caduta del valore aggiunto avrebbe effetti più pervasivi tra i settori economici coinvolgendo significativamente anche la produzione di beni di consumo, dei servizi alla persona (entrambi -3,6%) e dei servizi professionali (-3,4%).
E’ anche interessante cogliere separatamente gli effetti dovuti alla limitazione dell’attività produttiva in alcuni segmenti della produzione di beni e servizi. Fra i settori coinvolti nel lockdown, quelli riferiti ai servizi commerciali e alla “socializzazione” contribuirebbero maggiormente alla caduta complessiva del valore aggiunto.
Nello scenario di chiusura prolungata a tutto il secondo trimestre, l’effetto generato dalla contrazione dei consumi di questi due comparti rappresenterebbe circa tre quarti di quello complessivo, interessando potenzialmente 608 mila occupati, di cui 72 mila non regolari. Più in dettaglio, sarebbero fortemente colpiti i settori della cultura (-16,4%) e dell’intrattenimento (-12,7%), oltre al commercio al dettaglio (-6,7%).
I risultati presentati non tengono conto della possibilità che alcune spese, relative a beni durevoli, possano essere differite nel tempo dalle famiglie e non totalmente annullate. Ciò significa che, sotto determinate condizioni (mantenimento dei livelli di reddito, assenza di altri shock di offerta), parte della contrazione stimata dei consumi potrebbe essere recuperata una volta terminati i provvedimenti di chiusura.
In particolare, nello scenario di misure attive nei soli mesi di marzo e aprile, il recupero dei consumi differibili ridurrebbe di 0,6 punti percentuali la caduta dei consumi finali nell’insieme dell’anno (dal -4,1 al -3,5%) e, di conseguenza, di 0,3 punti la contrazione del valore aggiunto (dal -1,9 al -1,6%). Invece nello scenario che prevede il perdurare delle misure fino alla fine del secondo trimestre, il recupero immediato dei consumi differibili ridurrebbe di 1,4 punti percentuali la variazione negativa dei consumi finali (dal -9,9 al -8,5%) e di 0,5 punti quella del valore aggiunto (dal -4,5 al -4%).
Al contempo, la limitazione delle attività produttive fino alla fine di aprile determinerebbe, su base annua, una riduzione dei consumi finali pari al 4,1%, con una diminuzione del valore aggiunto generato dal sistema produttivo italiano pari all’1,9% (1,5 punti percentuali direttamente connessi agli shock settoriali, 0,4 punti dovuti agli effetti indiretti).
Il maggior contributo alla caduta del valore aggiunto complessivo proverrebbe dalla contrazione delle spese per altri servizi, al netto delle spese turistiche (-0,9 punti percentuali), mentre il contributo della riduzione delle spese per beni e di spese turistiche sarebbe rispettivamente di -0,7 e -0,4 punti. In termini occupazionali, la caduta del valore aggiunto coinvolgerebbe 385 mila occupati (di cui 46 mila non regolari) per un ammontare di circa 9 miliardi di euro di retribuzioni.
La caduta del valore aggiunto rispetto allo scenario in assenza di lockdown è fortemente eterogenea a livello settoriale. I comparti dell’alloggio e ristorazione (-11,3%) e del commercio, trasporti e logistica (-2,7%) subirebbero le contrazioni più forti, mentre le conseguenze sui settori che producono beni d’investimento e sulle costruzioni sarebbero meno incisive (meno di un punto percentuale).
Se confermate le stime dell’Istat sulla riduzione dei consumi degli italiani pari al -9,9%, le misure restrittive legate al coronavirus provocherebbero a fine anno una riduzione complessiva dei consumi per 68,9 miliardi di euro, con una minore spesa pari a -2.644 euro a famiglia, secondo il Codacons. Se dovesse, invece, verificarsi una caduta dei consumi del -4,1% in caso di limitazione delle attività produttive fino alla fine di aprile, ha spiegato l’associazione, la minore spesa degli italiani sarebbe pari a -28,5 miliardi di euro, con una contrazione dei consumi per -1.095 euro a famiglia. (riproduzione riservata)
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