13 Luglio 2012

Istat, carrello della spesa più caro

Istat, carrello della spesa più caro

A giugno l’ indice nazionale dei prezzi al consumo per l’ intera collettività, comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente e del 3,3% nei confronti di giugno 2011 (era +3,2% a maggio). Il dato definitivo conferma la stima provvisoria. I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori, rende noto l’ Istat, aumentano su base mensile dello 0,2% e il tasso di crescita tendenziale sale al 4,4%, con un’ accelerazione di due decimi di punto percentuale rispetto al dato di maggio 2012 (+4,2%). L’ inflazione acquisita per il 2012 sale al 2,8%; quella di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, resta al 2,2%. Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell’ indice dei prezzi al consumo sale al 2,3% (era +2,1% nel mese precedente). Rispetto a un anno prima il tasso di crescita dei prezzi dei beni è pari al 4,2%, dal 4,0% del mese precedente, e quello dei prezzi dei servizi si porta al 2,0% (era +2,1% a maggio). Di conseguenza, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi aumenta di tre decimi di punto rispetto a quanto registrato a maggio. A giugno, il principale effetto di sostegno alla dinamica dell’ indice generale deriva dall’ aumento congiunturale dell’ 1,5% dei prezzi dei beni alimentari non lavorati, che determina una sensibile accelerazione del loro tasso tendenziale di crescita (2,6%, dallo 0,8% di maggio). Per contro, un rilevante effetto di contenimento si deve alla flessione su base mensile dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (-2,6%), per effetto del ribasso dei prezzi di tutti i carburanti. Secondo quanto stimato dal Codacons, il rincaro del carrello della spesa, tradotto in termini di costo della vita significa che, su base annua, una famiglia di 3 persone spenderà, solo per fare la spesa di tutti i giorni, 594 euro in più, mentre per una famiglia di 4 persone la stangata sarà di 642 euro all’ anno. Per l’ Associazione è grave che l’ inflazione scenda in tutta l’ Eurozona, come confermato ieri da Draghi, tranne che in Italia. Il fatto che poi in Germania a giugno sia scesa all’ 1/%, al minimo dal dicembre 2010, ha diretta influenza sul tanto spremuto spread, dato che agli investitori interessa il tasso di rendimento reale. Il governo non deve aumentare l’ Iva nemmeno dopo il primo luglio 2013 e deve anche intervenire urgentemente con politiche antinflattive, ad esempio con una seria riforma nel settore della distribuzione, accorciando la filiera per evitare che ad ogni passaggio il prezzo raddoppi. Non è tollerabile a detta del Codacons che la frutta fresca di stagione invece di calare di prezzo spicchi addirittura il volo con un + 9,4% e che albicocche e pesche siano vendute da alcuni negozianti a 3,95 euro al chilo, a fronte di un prezzo medio nazionale, già troppo alto, di 2,30 euro. “Una speculazione bella e buona”. E’ allarme deflazione, invece, in agricoltura con i prezzi alla produzione a giugno trascinati verso il segno negativo dal crollo che colpisce pesantemente soprattutto l’ olio di oliva (- 31 per cento), i cereali (-19 per cento) e il latte e derivati (-10 per cento), rispetto allo scorso anno. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dai Ismea in occasione della diffusione dei dati Istat sull’ inflazione nel mese di giugno. Se al consumo i prezzi degli alimentari e bevande aumentano del 2,7 per cento, nello stesso mese alla produzione agricola i prezzi si riducono in media dell’ uno per cento e si allarga dunque la forbice dei prezzi dal campo alla tavola.
 
 

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